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VA BENE di Luigi Pirandello | Testo

Cosí, due mesi dopo, Cosmo Antonio Corvara Amidei con molto dispiacere de’ suoi scolaretti che, in fin dei conti, gli vogliono un gran bene, ma con piacere grandissimo del direttore del ginnasio e dei colleghi, parte per Roma, «comandato» al Ministero. Satanina è incinta, e soffre molto durante il viaggio di mare; ma non ci pensa piú appena sbarcata a Civitavecchia; tal gioja le suscita il rimetter piede nel Continente, il pensiero di Roma, vicina.
Ah, che bollore improvviso alza il sangue del padre avventuroso nelle vene di lei!
Al Ministero, il professore Corvara Amidei è relegato nella stanza degli scrivani, come correttore. Ma non corregge nulla. Quei miseri impiegatucci alla giornata han fiutato subito con chi hanno da fare. Fosse, putacaso, un vecchio ladro di bella reputazione, allora sí; inchini e scappellate; ma un povero galantuomo di quella fatta, perché rispettarlo? Del resto, non gli fanno nulla. Qualche scherzetto innocente, per passare il tempo, quando mancano le pratiche da ricopiare. Degli errori poi, che essi commettono ricopiando, la colpa – si sa – è appioppata a lui, al professor Corvara Amidei.
– Mi raccomando, signori miei; lasciatemi riveder le carte. Attenzione! Lei, ragione, con una g sola la scriva, per piacere, mi raccomando!
– Meglio abbondare, professore, meglio abbondare quando si tratta di ragione.
– E va bene! – sospira il professor Corvara Amidei, stringendosi nelle spalle, allungando il collo e socchiudendo gli occhi dietro le lenti doppie, da miope, che pajono due fondi di bottiglia.
Gli scrivani, ogni qual volta gli sentono emettere questo sospiro: E va bene! scoppiano a ridere a coro. Perché? Il professor Corvara Amidei non ci ha fatto mai caso; ma ripete frequentissimamente (quando qualche cosa gli va proprio male) quel suo: E va bene! E ormai tutti quegli scrivani, fra loro, non lo chiamano altrimenti che Il professor Va bene.
Quand’egli viene a saperlo, si stringe nelle spalle, sorridente, allunga il collo, socchiude gli occhi, è proprio lí lí per sospirar… Ah, ecco, dunque è vero, sí: ha preso questo vezzo, senz’accorgersene, per la lunga abitudine di rassegnarsi ai colpi del destino avverso. Ma, ormai, un compenso a tutto ciò che ha sofferto, a tutto ciò che gli toccherà forse a soffrire ancora, lo ha, e non gl’importa piú di nulla. Lo sbeffeggino pure tutti gli scrivani del mondo, lo chiamino Va bene, Va male, Va zero, come che sia, egli ha ora Satanina, e se n’infischia. A lei, dal Ministero, tien fisso di continuo il pensiero e quasi la vede, là, nelle stanze dell’umile casetta presa a pigione in Via San Niccolò da Tolentino.
Il 15 di agosto del 1893, Satanina dà felicemente alla luce un maschietto, Dolfino. Fra l’esultanza quasi delirante, un solo piccolo guajo: Satanina non si sente di allattare da sé il figliuolo. E Dolfino è messo a balia, lontano in un paesello della Sabina. Pazienza! Vuol dire che d’ora in poi il professor Corvara Amidei farà a meno del sigaro del caffè e di qualche altra coserella, per pagar le spese del baliatico.
Quando il saltimbanco, tra l’accorato stupore della folla raccolta intorno, fa lavorare un suo pagliaccetto gracile, pallido, come grida? «Ancora piú difficile, signori! stiano a vedere: si passa a un esercizio ancora piú difficile!»
Quanti esercizi, dalla nascita in poi, il destino saltimbanco non aveva fatto eseguire a Cosmo Antonio Corvara Amidei, suo pagliaccetto? Ma il piú difficile, ancora non gliel’aveva fatto eseguire. Aspettava il giorno 20 maggio dell’anno 1894.

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