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VA BENE di Luigi Pirandello | Testo

– Dove?
– Alla ventura!
– E perché?
Il perché glielo spiegano poco dopo i colleghi. Ha poco piú di trent’anni il professor Corvara Amidei; e Satanina, già diciotto; dunque, non cosí vecchio ancora lui da farle da padre, né cosí giovine lei da essere semplicemente sua figlia. Chiaro, eh? Ma il professor Corvara Amidei si guarda prima la punta delle scarpe, poi quella delle dita; si prova a inghiottire. Intendono forse i suoi colleghi ch’egli dovrebbe… sposar Satanina? Appena quest’idea gli balena rimane come basito; poi sorride amaramente. Via, glielo dicono per ischerzo. Si vede costretto a riparlare con Satanina, per convincerla che commetterebbe una pazzia, una vera pazzia, a andarsene – com’ella dice – alla ventura; e allora anche lei, Satanina, gli fa intendere che a un solo patto potrebbe rimanere con lui: a patto, sissignore, di diventare sua moglie.
Cosmo Antonio Corvara Amidei teme d’impazzire, o che tutti si siano messi d’accordo per fargli una beffa atroce. Non riesce in alcun modo a capacitarsi come quella giovinetta possa sentire sul serio la necessità di diventare sua moglie, quasi che davvero la convivenza con lui possa dar pretesto a ciarle in paese. Ma possibile che tal necessità non le appaja quasi grottesca e, a ogni modo, ripugnante? Va a guardarsi allo specchio; si vede anche piú brutto di quel che non sia: ingiallito dai patimenti e dalla miseria, squallido, calvo, quasi cieco. Pensa a lei, a Satanina, cosí giovine, cosí fresca, cosí florida, e ha come una vertigine. Sua moglie? Possibile? Si reca a ridomandarglielo, balbettando. E Satanina – sissignore – gli risponde di sí, senz’arrossire, e che anzi, se egli vi fosse disposto, ella gliene serberebbe eterna gratitudine
Cosmo Antonio Corvara Amidei si mette allora a piangere come un bambino, facendole con la mano cenno di tacere, per carità! Grata, lei? Ma che dice? E allora lui? Una tal gioja, dunque, gli serbava la sorte? Come crederci? Per piú giorni il professor Corvara Amidei non può articolar parola.
Le nozze si debbono affrettare, sia per la considerazione che i due fidanzati sono costretti a vivere insieme, sotto lo stesso tetto, sia per la speranza del direttore del ginnasio, che esse valgano a scuotere il professore dal beato istupidimento in cui è caduto. Ma questa speranza riesce vana. Dopo le nozze – celebrate solo civilmente (14 marzo 1892), non potendo il professor Corvara Amidei sposare anche davanti a Dio, per i suoi precedenti impegni con la Chiesa – l’istupidimento cresce con la beatitudine.
Quel che tanti anni di sofferenze non han potuto, può tutt’a un tratto la gioja. Cosmo Antonio Corvara Amidei dimentica la grammatica latina, dimentica tutto, diventa proprio inetto a ogni cosa. Non vede che Satanina; non pensa che a Satanina, non sogna che Satanina; non attenderebbe piú neanche a cibarsi, se Satanina stessa non ve lo costringesse; tanto gli basta la gioja di vedersela davanti, ridente e vorace; le darebbe da mangiare anche le sue misere carni, se le stimasse degne dei dentini di lei
Intanto, Dolfo Dolfi non c’è piú per tenere a freno gli scolaretti in iscuola e i monellacci in istrada; e la gazzarra è scoppiata, in classe e fuori, piú indiavolata che mai. Il direttore del ginnasio ne è furibondo; raffibbia al subalterno le piú dure riprensioni; ma a che possono giovare? il professor Corvara Amidei lo guarda sorridente, come se non fossero rivolte a lui. Allora Satanina si vede costretta a scrivere a quel deputato tanto amico e protettore della buon’anima di suo padre, scongiurandolo di far valere la sua cresciuta autorità perché il professor Corvara Amidei sia tolto subito dall’insegnamento e chiamato invece a prestar servizio piú tranquillo o in qualche biblioteca o al Ministero della Pubblica Istruzione.

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