Footer menù

IL VITALIZIO di Luigi Pirandello| Testo

Contentissima, la signora Nela. E il notaio se ne tornò allo studio, ch’era già sera chiusa.
Maràbito lo aspettava.
Don Nocio, come lo vide, gli posò le mani sulle spalle e disse, traendo un gran sospiro:
— Una volta c’era un padre che si lamentava così: « Non piango perché mio figlio perde al giuoco; piango perchè vuol rifarsi giocando ancora! ». Ero in credito di cinque mila lire col Maltese. Per non perderle, sto commettendo la più grossa pazzia della mia vita. Sedete. Quant’anni avete?
— Ottantuno, — rispose Maràbito, sedendo.
— E non siete ancora soddisfatto? Che intenzione avete?
Il vecchio rimase a guardarlo senza comprendere.
— Ah, fate finta di non capire? Campate troppo, caro mio. Brutto vizio! E dovreste levarvelo.
Maràbito sorrise e alzò una mano a un gesto vago.
— La vita, Eccellenza? — disse. — Pare lunga, ma passa. A me è passata, come stando affacciato a una finestra.
— Benone! — esclamò don Nocio. — E avete intenzione di starci affacciato ancora a lungo a codesta finestra?
— Per me, — rispose il vecchio, — se la morte viene a chiudermela anche domani, mi fa piacere. Morire, sì, Eccellenza: ci vuol niente; ma campare apposta non si può, se Dio vuole. Deve dirlo Lui, e io sono pronto. Che comandi ha da darmi?
Il notaio gli diede convegno per il giorno appresso: avrebbe rinnovato il contratto del vitalizio, assumendosi lui gl’impegni del Maltese.
— Purché… — gli disse, aprendo le braccia e abbandonando a quel gesto la frase.
Il vecchio, dalla via, alzò un dito al cielo pieno di stelle e poi congiunse le mani, per significare
— Preghi il signore.

VII

Quando la signora Nela venne a sapere che l’amico di cui le aveva parlato il notaio Zàgara a proposito del vitalizio era proprio lui, il notaio stesso, parve addirittura che volesse arrabbiare. Già sosteneva che don Nocio doveva essersi mangiata mezza l’eredità del marito. Era mai possibile che il più ricco mercante del paese avesse lasciato la famiglia in così tristi condizioni? La prova, eccola lì, del resto: lo Zàgara non aveva avuto il coraggio di confessarle che il contratto col vecchio l’avrebbe rinnovato lui, per conto suo, a quei patti da vero giudeo. E se lo rinnovava per conto suo, non era segno che l’affare era buono?
Approfittarsi d’una povera vedova! di due povere orfane! — gridava alla gente che veniva a condolersi della sciagura.
Azionaccia che grida vendetta davanti a Dio! Ladro! ladro! Causa d’ogni male non era più il Maràbito, adesso, ma il notajo. Fidava in Dio, però, che quel podere dove la sant’anima del marito aveva buttato tanti denari, quel podere, come non se l’era goduto lei, non se lo sarebbe goduto neanche colui. E un giorno mandò a chiamare il vecchio.
Maràbito le si presentò tutt’afflitto e imbarazzato. La signora Nela, appena lo vide, rinnovò i pianti e gli strilli; poi proruppe:
— Vedete? vedete che avete fatto?
Il vecchio aveva anche lui le lagrime agli occhi.
— Non piangete! non piangete! — gli gridò subito con rabbia la signora Nela. — A un solo patto posso perdonarvi: a patto che facciate a lui, a quel brigante, ciò che faceste a mio marito! Scorticatelo vivo, fatelo morire prima di voi, e vi perdono! Non v’arrischiate di morire ora, sapete! Non deve goderselo il podere, quel brigante! non deve berselo il sangue di mio marito! Se siete cristiano, se avete coscienza, se vi preme l’onore, campate! campate! sempre in salute, mi raccomando! vegeto e forte, finché egli non crepi! Avete capito?
— ’Cillenzasì, come voscenza comanda, — rispose il vecchio investito, stordito da quella furia rabbiosa di parole. — Ma signora mia, mi creda, sono mortificato, e Dio solo sa quello che provo dentro di me in questo momento. Potevo mai credere, potevo mai aspettarmi, che dovessi campar tanto?
— E altrettanto, altrettanto dovete campare! — riprese con nuova furia la signora Nela. — Per castigo di quell’imbroglione! Datevi curai Se vi bisogna qualche cosa, ditelo, venite da me. Perfino il pane di bocca mi leverò per darlo a voi! Siete provvisto d’abiti? Aspettate: ve ne darò io… ora posso darvene… quelli della buon’anima… Dovete guardarvi dal freddo, ora che l’inverno è alle porte. Aspettate, aspettate!
E per forza volle fargli un fagotto d’alcuni abiti grevi del marito. Nel toglierli dall’armadio, piangeva, si mordeva il labbro, strizzava gli occhi, inghiottiva.

Comments are closed.
contatore accessi web