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IL VECCHIO DIO di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Ti faccio ridere: uno c’è stato finanche, un certo scienziato, il quale ha avuto il coraggio di proclamare che, avendo studiato in tutti i sensi il cielo, non vi aveva trovato neppur una minima traccia dell’esistenza mia. Di’ un po’: te lo immagini questo pover’uomo che, armato del suo canocchiale, s’affannava sul serio a darmi la caccia per i cieli, quando non mi sentiva dentro il suo misero coricino ? Ne riderei di cuore, tanto tanto, figliuolo mio, se non vedessi gli uomini far buon viso a siffatte scempiaggini. Ricordo bene quand’Io li tenevo tutti in un sacro terrore, parlando loro con la voce dei venti, dei tuoni e dei terremoti. Ora hanno inventato il parafulmine, capisci? e non mi temono più; si sono spiegati il fenomeno del vento, della pioggia e ogni altro fenomeno, e non si rivolgono più a Me per ottenere in grazia qualche cosa. Bisogna, bisogna ch’io mi risolva a lasciare la città e mi restringa a fare il Padreterno nelle campagne: là vivono tuttora, non dico più molte, ma alquante anime ingenue di contadini, per cui non si muove foglia d’albero se Io non voglia, e sono ancora Io che faccio il nuvolo e il sereno. Su, su, andiamo, figliuolo! Anche tu qua ci stai maluccio, lo vedo. Andiamocene, andiamocene in campagna, fra la gente timorata, fra la buona gente che lavora.
A queste parole, il signor Aurelio, nel sogno, sentiva stringersi il cuore. La campagna! il suo sospiro! – La vedeva come se vi fosse; ne respirava l’aria balsamica… – quando, a un tratto, si sentì scuotere e, aprendo gli occhi, stordito, oppresso di stupore, si vide davanti vivo e spirante, il Padre Eterno, proprio lui, che gli ripeteva ancora:
— Andiamo, su, andiamo…
— Ma se è tanto che… — barbugliò il signor Aurelio, con gli occhi sbarrati, atterrito dalla realtà del suo sogno.
Il vecchio sagrestano scosse le chiavi:
– Andiamo! La chiesa si chiude.


Riassunto:
Aurelio è un vecchio signore che nel corso della sua vita ha perduto tutto, ricchezze e speranze, e gli è rimasta oramai solo la fede in Dio.

Per passare il tempo e per sentirsi in pace ha quindi preso l’abitudine di visitare le chiese della città di Roma. Durante le sue visite osserva sempre attentamente gli affreschi, i dipinti e la struttura, annota poi su un taccuino le sue considerazione e curiosità, ed infine inizia a leggere un qualche libro pagano.

Un giorno, dopo avere letto, piano piano si addormenta e sogna. Nel sogno immagina che Dio, impersonificato in un signore anziano con folti capelli, gli si siede accanto e, come sono soliti fare a volte i vecchietti, inizia a lamentarsi con lui.

Si lamenta del fatto che ormai le persone non credono più in lui perché la scienza ha spiegato molti fenomeni che prima gli venivano attribuiti, come la creazione della Terra, il formarsi dei venti, dei temporali.. e si lamenta inoltre del fatto che gli uomini non si rivolgono più a lui per ottenere una grazia e non hanno più nemmeno quel sacro terrore verso la sua figura. Propone infine al signor Aurelio di seguirlo in campagna dove c’è ancora gente timorata e anime ingenue che credono ancora in lui.

In quel momento del sogno il signor Aurelio si sente improvvisamente scuotere e, svegliatosi, scambia il sagrestano per Dio che gli intima di andare, di muoversi. Il sagrestano però vuole solamente chiudere la chiesa.

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