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Parafrasi COMPLETA canto 1 (I) del poema Orlando Furioso

60
Ed ecco sopraggiungere per il bosco un cavaliere,
le cui sembianze sono di uomo vigoroso e fiero:
candido come la neve è il suo vestiario,
un pennacchio bianco aveva come cimiero.
Re Sacripante, non potendo sopportare
che quel cavaliere, con l’inopportuno suo percorso,
gli abbia interrotto la situazione piacevole nella quale si trovava,
lo guarda con occhi minacciosi e pieni di sdegno.

61
Non appena è a lui più vicino, lo sfida a combattere;
credendo di disarcionarlo, farlo cadere da cavallo, facilmente.
L’altro cavaliere, che di Sacripante non stimo possa valere
meno, e di questo ne dà la prova,
le orgogliose minacce lascia a metà,
sprona subito il cavallo e pone in posizione di attacco la lancia.
Sacripante con furore, presa la rincorsa, va al galoppo,
e si corrono incontro per ferirsi.

62
Non vanno i leoni od i tori in amore
ad affrontarsi, a scontrarsi con così tanta crudeltà,
come i due guerrieri al fiero assalto,
che allo stesso modo trapassano l’uno lo scudo dell’altro.
Lo scontro fece tremare dal basso all’alto
le valli erbose fino alle spoglie vette;
e fu vantaggioso che furono di buona fattura e perfette
le corazze, tanto che salvarono i loro petti da ferite mortali.

63
I due cavalli, uno di fronte all’altro, non deviarono in corsa,
anzi si scontrarono violentemente tra loro come fanno i montoni:
il cavallo di Sacripante morì sul colpo,
pur potendo essere annoverato, da vivo, tra i buoni destrieri:
anche l’altro cadde a terra, ma si rialzò
non appena sentì pungere al suo fianco gli speroni.
Quello del re saracino restò disteso,
tendendo schiacciato con il proprio peso il padrone.

64
Il misterioso campione che rimase dritto a cavallo,
e vide l’altro cavaliere in terra con il cavallo,
ritenendo di avere avuto sufficiente trionfo da quel conflitto,
non ritenne necessario rinnovare il combattimento;
la dove, attraverso la selva, il sentiero è dritto,
si lancia invece al galoppo;
e prima che il pagano riesca a liberarsi dall’impaccio,
si è già allontanato di un miglio o poco meno.

65
Come lo stordito e stupito aratore,
dopo che è passato il fulmine, si alza in piedi
dal posto dove il fragore assordante
l’aveva sbattuto a terra vicino ai buoi uccisi dallo stesso;
guarda privo di rami, e quindi privo di onore,
il pino che da lontano era abituato a scorgere:
allo stesso modo si alzò Sacripante,
con Angelica testimone alla situazione imbarazzante.

66
Sospira e geme, non perché gli dia fastidio
l’essersi rotto o slogato un braccio od un piede,
ma solamente per la vergogna, per la quale, mai in vita sua,
né prima né dopo quel momento, arrossì tanto in viso:
ed in aggiunta, oltre all’essere caduto, fu Angelica
a liberarlo dal grande peso che aveva addosso.
Il saraceno sarebbe restato muto, lo posso capire, se
Angelica non gli avesse ridato la voce ed il dono della parola.

67
Disse lei: “Dai! Signore, non preoccupatevi!
Perché la colpa della caduta non è vostra
ma del cavallo, il quale di riposo e di cibo
aveva più bisogno che di un altro duello.
E l’altro guerriero non esalti troppo il proprio trionfo
perché ha dimostrato di essere stato lui lo sconfitto:
valuto, per quel poco che ne capisco a riguardo, così l’accaduto,
dal momento che per primo ha abbandonare il combattimento.

68
Mentre lei conforta così il saraceno,
ecco che, con il corno ed al fianco la borsa,
sopraggiunge, galoppando sopra un ronzino,
un messaggero che appariva stanco e sconsolato;
dopo essersi avvicinato a Sacripante,
gli chiese se, con un scudo bianco
e con un pennacchio bianco sul l’elmo,
avesse visto passare un cavaliere attraverso la foresta.

69
Sacripante rispose: “Come vedi,
il cavaliere che cerchi mi ha disarcionato ed è appena ripartito;
affinché io possa sapere chi mi ha fatto cadere da cavallo,
fammi conoscere il suo nome, nelle armi l’ho già conosciuto.”
Ed il messaggero a lui: “Il tuo desiderio di sapere
verrà soddisfatto senza alcuna esitazione:
devi perciò sapere a disarcionarti
è stato l’alto valore di una nobile donzella.

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