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Parafrasi COMPLETA canto 1 (I) del poema Orlando Furioso

40
Assorto dai propri pensieri, con il capo basso, per più di un’ora
stette, cardinale Ippolito, il cavaliere abbattuto;
dopo di ché cominciò con un lamento afflitto e dolente
a lamentarsi in modo tanto struggente,
che avrebbe infranto un sasso per pietà,
una crudele tigre fatta misericordiosa.
Piangeva tra i sospiri, tanto che un ruscello
sembrava scorrergli sulle guance ed il petto un vulcano infuocato.

41
Diceva: “Pensiero che mi ghiaccia ed arde il cuore,
e causa il dolore che sempre lo consuma,
che ci posso fare se sono giunto tardi
ed altri, arrivati prima, avevano già colto il frutto (Angelica)?
Ho ricevuto a stento suoi sguardi e parole,
altri hanno invece ricevuto tutto il ricco bottino.
Se a me non spettano né il frutto né il fiore,
perché per lei voglio ancora tormentare il mio cuore?

42
La vergine è simile ad una rosa,
che in un bel giardino, sul rovo che l’ha generata,
si riposa finché è sola ed al sicuro,
e né gregge né pastore le si avvicinano;
la brezza delicata e la rugiada del mattino,
l’acqua e la terra si inchinano davanti al suo fascino:
giovani amanti e donne innamorate
amano ornarsi il collo e la testa lei, la rosa.

43
Ma non appena dallo stelo materno
e dal ceppo verde del cespuglio viene staccata,
quanto aveva per gli uomini e per il cielo
fascino, grazia e bellezza, tutto perde.
La vergine che il proprio fiore, del quale deve avere cura più
che dei propri begli occhi e della propria vita,
lascia cogliere ad altra persona, perde l’ammirazione che poco
prima aveva nel cuore di tutti i propri amanti.

44
Diviene di scarso valore agli occhi degli altri, ed amata solo
da colui al quale fece così grande dono di sé.
Ah, fortuna crudele, fortuna ingiusta!
Gli altri godono mentre io muoio di stenti.
Non potrebbe allora essermi lei meno cara?
Non potrei forse abbandonare la mia propria vita?
Ah, che io muoia oggi stesso piuttosto
che vivere più a lungo, se non dovessi amare lei!”

45
Se qualcuno mi domandasse chi sia questo cavaliere,
che versa così tanta lacrime sopra il torrente,
io risponderò che lui è il re di Circassia,
Sacripante, tormentato dall’amore;
dirò ancora che della sua pena, grave da sopportare,
la prima e sola causa è l’amare una donna,
ed è proprio uno degli amanti di Angelica:
è subito fu infatti da lei riconosciuto.

46
In Occidente, dove il sole tramonta, per amore di lei
era giunto dal confine estremo dell’Oriente;
appena, in India, venne  a conoscenza, con suo grande dolore,
che lei aveva seguito Orlando in occidente:
poi seppe, giunto in Francia, che l’imperatore
l’aveva allontanata dalle altre persone,
con l’intento di darla a chi dei due, contro gli arabi,
avesse meglio aiutato la Francia.

47
Era stato sul campo di combattimento ed aveva intravisto
la crudele confitta che di lì a poco avrebbe subito re Carlo:
cercò tracce della bella Angelica,
ma non era ancora riuscito a trovarne.
Questa è dunque la triste e dolorosa vicenda
che lo fa penare per il male d’amore,
lo fa affliggere, lamentare, e dire parole
che potrebbe fare fermare il sole per pietà nei suoi confronti.

48
Mentre Sacripante in tale modo si affligge e soffre,
rende i suoi occhi una tiepida fonte di lacrime,
e pronuncia queste e molte altre parole,
che non mi sembra necessario siano raccontate;
la sua buona sorte vuole
che dalle orecchie di Angelica siano conosciute:
e così accadde in un’ora, in un solo momento,
quello che il mille anni, od anche mai, può succedere.

49
Con molta attenzione Angelica,
presa ascolto al pianto, alle parole, ai gesti
di colui che di amarla si affaccenda molto;
e non è una scoperta di questo giorno:
ma, dura e fredda più di una colonna,
non si degna di avere pietà di lui,
come colei che snobba tutto il mondo
e pensa non esista persona alcuna degna di lei.

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