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Parafrasi COMPLETA canto 1 (I) del poema Orlando Furioso

20
Quanto sarebbe meglio, poiché ancora la ami,
che tu le vada invece ad incrociarne la strada
a trattenerla e farla fermare,
prima che ancora più lontano scappi!
Appena ne avremo il possesso, allora
a chi dei due avrà appartenere verrà poi deciso con la spada:
non so altrimenti, dopo una lungo e faticoso combattimento,
cosa riusciamo ad ottenere se non un danno.”

21
Al pagano (Ferraù) la proposta piacque:
così il duello fu rimandato
e la tregua proposta fu subito fra loro attuata;
tanto l’odio e l’ira vengono dimenticati,
che il pagano nel partire dalle fresche acque del fiume
non lasciò a piedi il buon figlio di Amone:
lo preghiere lo invita ed alla fine lo fa montare a cavallo
ed all’inseguimento di Angelica galoppa.

22
Oh bontà dei cavalieri antichi!
Erano rivali, parlavano una diversa lingua,
si sentivano dei duri colpi crudeli
ancora dolere tutto il corpo;
eppure per boschi oscuri e sentieri tortuosi
vanno insieme senza temersi tra loro.
Da quattro speroni punto, il destriero arriva
ad un bivio.

23
E come quelli che non sapevano se l’una
l’altra via avesse imboccato la donzella
(poiché senza alcuna differenza,
su entrambi i sentieri l’impronta appariva fresca, recente)
misero la propria sorte nelle mani della fortuna.
Rinaldo per questo sentiero, il saracino per quello.
Per il bosco Ferraù molto s’aggirò
ad alla fine si ritrovò al punto di partenza.

24
Viene a ritrovarsi infine ancora sulla riva del fiume,
là dove l’elmo gli cascò dalla testa tra le onde.
Poiché non ha più speranze di ritrovare la donna,
per riavere l’elmo che il fiume gli nasconde,
dalla parte dove gli era caduto
scende fino alle estreme umide sponde:
ma l’elmo era così ben nascosto nella sabbia
che dovrà operare molto prima di poterlo riavere.

25
Con un lungo ramo d’albero ripulito da rami e foglie,
con il quale si era costruito una lunga pertica,
sonda il fiume e cerca fino sul fondo,
battendo e pungendo con la punto in tutti i punti del fiume.
Mentre con un enorme risentimento, stizza,
prolunga oltre la sua permanenza in quel luogo,
vede in mezzo il fiume un cavaliere
uscire dall’acqua fino al petto, di aspetto fiero.

26
Era, ad eccezione della testa, completamente armato,
ed aveva una elmo nella mano destra:
aveva in particolare lo stesso elmo che aveva cercato
Ferraù invano per così tanto tempo.
Il cavaliere si rivolse a Ferraù in tono adirato,
disse: “Ah traditore che non mantiene la parola data!
Perché ti dispiace anche di abbandonare l’elmo,
che invece mi avresti dovuto rendere già da tanto tempo?

27
Ricordati, pagano, di quanto hai ucciso
il fratello di Angelico, sono io quello (Argalia),
insieme alle altre armi tu mi promettesti
di gettare entro pochi giorni anche il mio elmo.
Ora, se la fortuna (quello che non hai voluto
fare tu) ha poi voluto che si realizzasse il mio volere,
non ti devi dispiacere; e se anzi ti devi dispiacere,
devi solo dispiacerti di non avere mantenuto la parola data.

28
Ma se desideri ancora un buon elmo,
trovane un altro e portalo con te con più onore;
uno di buona fattura lo porta il paladino Orlando,
un altro Rinaldo, forse anche migliore di quello d’Orlando:
prima uno apparteneva ad Almonte e l’altro a Mambrino:
conquistane uno dei due con il tuo valore,
questo invece, che avevi già promesso di lasciarmi,
farai bene a lasciarmelo effettivamente.”

29
Non appena, all’improvviso, appare
dall’acqua il fantasma, si rizzo ogni pelo
del Saracino ed il viso gli si fece scolorito;
la voce gli si strozzò in gola.
Udendo poi da Argalia, che ucciso
lui aveva (perché Argalia si chiamava),
rimproverare a sé stesso di non aver mantenuto la parola data,
di scocciatura e di ira si accese tutto, dentro e fuori.

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