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Parafrasi COMPLETA canto 6 (VI) del poema Orlando Furioso

10
Si ripeteva: “Ahimè, io non potrei
venire a sapere che lei è morta per colpa mia:
la mia morte sarebbe troppo crudele e severa
se dovessi vedere morire lei prima di me.
lei è pur sempre la mia donna e colei che adoro,
ed è pur sempre anche la luce dei miei occhi: conviene quindi
che a torto o a ragione, per la sua salvezza mi prenda carico
dell’impresa, e resti ucciso sul campo di battaglia.

11
So bene di scegliere la parte del torto; e che il torto sia:
e morirò per questo; ma ciò non mi scoraggia, se non
per il fatto che mi rendo conto che a causa della mia morte
una così bella donna verrà a sua volta uccisa.
Un solo pensiero mi sarà di conforto alla mia morte,
che, se anche il suo Polinesso la ama,
lei avrà comunque potuto chiaramente vedere
che non si è però ancora mosso per darle il suo aiuto;

12
e me, che ha invece chiaramente offeso,
vedrà andare incontro alla morte per salvarla.
Di mio fratello anche, lui che ha acceso
tutto questo fuoco, mi voglio vendicare allo stesso tempo;
perché io lo farò soffrire, quando avrà capito
quale è stato l’esito (la mia morte) del suo crudele proposito:
crederà di essere riusciuto a vendicare suo fratello
quando invece gli avrà dato la morte con la sua mano.”

13
Dopo aver concluso questo suo pensiero,
trovò nuove armi ed un nuovo cavallo;
ed una sopravveste dell’armatura di colore nero, ed uno scudo nero
(a lutto) portò con sé, con fregi di colore verdegiallo (dolore
ed una punta di speranza). Trovò per caso uno scudiero
che era sconosciuto in quel paese, e lo portò con sé;
e da sconosciuto (come vi ho già raccontato)
andò armato incontro a suo fratello.

14
Vi ho già raccontato ciò che è successo dopo,
come Ariodante venne riconosciuto da tutti.
Il Re non provò gioia minore di quella che aveva provato
poco prima per la liberazione della figlia.
Tra sé pensò che mai si sarebbe potuto
trovare un amante più fedele e sincero;
che dopo un simile affronto, una simile offesa, aveva
comunque preso la difesa di Ginevra contro il suo stesso fratello.

15
E assecondando una sua stessa inclinazione (poiché l’amava tanto)
e assecondando le preghiere di tutta la corte,
ed anche di Rinaldo, che insisteva più degli altri,
lo fece consorte della sua bella figlia, lo sposò a Ginevra.
Il ducato di Albany, che torneva in possesso del Re
dopo che Polinesso era stato ucciso,
non avrebbe potuto restare vacante in tempi migliori,
dal momento che fu subito dato dal Re in dote alla figlia.

16
Rinaldo ottenne con preghiere la grazia per Dalinda,
che se ne potè quindi andare via assolta da una così grave colpa;
la quale Dalinda, per vocazione e per il fatto che era
oramai stanca del mondo, rivolse poi a Dio la propria mente:
andò fino in Danimarca per farsi monaca,
e se ne andò quindi immediatamente dalla Scozia.
Ma è oramai giunto il momento di andare a ritrovare Ruggiero,
che sta ancora percorrendo il cielo in sella al cavallo volante.

17
Sebbeno Ruggiero sia di animo imperturbabile e non abbia
nemmeno perso il suo solito colore, non sia impallidito,
non voglio però credere che non abbia
nel petto un cuore tremante più di una foglia.
Aveva oramai lasciato a grande distanza
tutta l’Europa ed aveva anche oltrapassato
di gran lunga il limite che aveva prefissato molto tempo prima
Ercole per tutti i marinai (le colonne d’Ercole).

18
Quell’Ippogrifo, grande e strano ucello,
lo porta via, lontano, con una tale rapidità di ali,
che avrebbe lasciato molto indietro anche l’aquila, che,
secondo la leggenda, porta velocemente a Giove i fulmini.
Nessun altro animale si muove nell’aria tanto agilmente
da essergli pari per velocità:
credo che a malapena il tuono e la saetta
riescano a giungere a terra dal cielo in minore tempo.

19
Dopo che l’uccello ebbe percorso una lunga distanza
in linea retta senza mai cambiare direzione,
eseguendo una ampia spirale, ormai stanco del cielo, cominciò
infine a scendere di quota per raggiungere un’isola (di Alcina),
simile a quella (la Sicilia) dove, dopo aver fatto soffrire a
lungo il suo amante (Alfeo) ed essersi a lungo da lui nascosta,
la ninfa Aretusa (trasformata in fonte) si trasferì inutilmente
(seguita da lui) lungo un corso sotterraneo in fondo al mare.

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