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Parafrasi COMPLETA canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

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Questi ultimi, insieme all’altro esercito pagano,
durante quella stagione invernale, avevano soggiornato
alcuni nei pressi di Parigi, altri più lontano,
tutti nelle ville e nei castelli presenti nei dintorni della città:
avendo infatti il re Agramante speso invano
più di un giorno, nel tentativo di espugnare Parigi,
alla fine volle tentare la via dell’assedio,
dato che non esistevano altri modi per poterne entrare in possesso.

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Per riuscire nell’intento, aveva chiamato un numero enorme di soldati;
oltre infatti a coloro che erano arrivati con lui,
ed a coloro che dalla Spagna avevano seguito
le insegne regali del re Marsilio,
molti altri soldati aveva assoldato in Francia;
avendo assoggettato tutta la Francia da Parigi fino alle rive del fiume
Rodano, con in aggiunta buona parte della Guascogna
(ad eccezione di alcune poche roccaforti).

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Cominciando ora gli agitati ruscelli
a sciogliere il freddo ghiaccio in tiepide onde,
ed i prati a rivestirsi con erbe appena cresciute, e gli arbusti
a rivestirsi con rami adornati da foglie delicate;
il re Agamante radunò tutti quelli
che avevano seguito le sue sorti, sino a quel momento favorevoli,
per poter passare in rassegna il proprio esercito armato;
e poterne quindi organizzare un migliore assetto.

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A tale scopo il re di Tlemsen
era lì giunto, insieme a quello di Norizia,
per poter arrivare in tempo in quel luogo dove venne poi considerato
ogni squadrone come amico, se presente, o nemico, se assente.
Per puro caso Orlando venne a trovarsi
(come vi ho prima detto) in quel gruppo di persone,
mentre continuava a cercare, come era ormai solito fare, la donna
che l’aveva fatto prigioniero d’amore.

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Non appena Alzirdo vide avvicinarsi quel conte, Orlando,
che per valore non aveva pari in tutto il mondo,
con un tale aspetto esteriore, con magnifici lineamenti del viso,
che il dio della guerra, Marte, sarebbe sembrato inferiore a lui;
rimase stupito dei suoi lineamenti vigorosi,
del suo sguardo fiero, del suo aspetto pieno d’ira violenta:
lo cosiderò un guerriere di immenso valore;
ma ebbe però troppo desiderio di metterlo alla prova.

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Alzirdo era troppo giovane, presuntuoso
della propria grande forza, ed apprezzato per il grande coraggio.
Per duellare con Orlando spinse in avanti il proprio cavallo,
sarebbe stato meglio per lui se si fosse tenuto nella schiera dei suoi;
poichè, nello scontro, il principe Orlando
lo fece cadere da cavallo con il cuore trafitto.
Pieno di paura il destriero di Alzirdo fuggì,
senza avere nessuno a tenergli il freno.

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Si levo subito un grido orrendo,
che risonò forte per tutta l’aria,
non appena il giovane vide, cadendo,
fuoriuscie il sangue da quella ferita tanto estesa.
Il numeroso gruppo di guerrieri si avvicinò agitato al conte,
in modo scomposto, colpendolo con il taglio e la punta della spada;
ma sono molti di più quelli che con le frecce
colpiscono ripetutamente il migliore tra tutti i vigorosi cavalieri.

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Con il rumore con cui un branco di porci selvatici
è solito, talora, correre per i monti o per le campagne,
quando un lupo uscito da una tana nascosta,
od un orso sceso dalle montagne più basse,
abbia catturato un piccolo e tenero porco,
che si lamenta, con grugniti e suoni acuti;
con lo stesso frastuono si era mossa la schiera barbarica
verso Orlando, gridando: “Addosso, addosso!”

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Lance, frecce e spade impattarono contro l’armatura,
mille alla volta, lo scudo fu colpito altrettante volte:
c’è chi gli percuote la schiena con una mazza,
chi lo minaccia da un fianco, chi frontalmente.
Ma Orlando, che non lasciò mai spazio in sé alla paura,
valuta la codarda schiera e le sue tante armi,
non più di quello che un lupo, entrato a notte fonda in una mandria,
valuti essere il numero di agnelli che ha di fronte.

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Estratta dalla fodera, aveva ora in mano quella fulminea spada
che aveva condannato a morte così tanti saraceni:
quindi, chi volesse tenere il conto di quanti cavalieri fece cadere morti,
avrebbe da compiere una impresa dura e difficile.
La strada, rossa per il sangue che vi scorreva,
era appena sufficiente per contenere tutti quei corpi morti;
perché né scudo né elmo potevano proteggere
dalla fatata Durindana, dove essa si abbatteva,

2 Responses to Parafrasi COMPLETA canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

  1. Carlo Novembre 18, 2014 at 4:47 pm #

    Incomprensibili alcune parti,

    • OrlandoFurioso Novembre 24, 2014 at 4:59 pm #

      Rivisto tutto il canto! 😉

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