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Parafrasi canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

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Uccise Malindo ed il fratello Ardalico,
figli del conte di Fiandra;
entrambi erano stati appena nominati
da re Carlo, concedendogli di portare i gigli di Francia nella loro insegna,
perchè quel giorno aveva visto tornare entrambi
con le spade rosse sangue per la strage fatta tra i nemici:
ed aveva promesso loro il possesso di terre in Frisia,
e le avrebbe anche date; ma Medoro lo impedì.

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Le minacciose spade di Cloridano e Medoro erano ormai vicine
ai padiglioni che i paladini avevano allestito
tutt’intorno al padiglione principale di re Carlo,
così da poter fare ognuono, a turno, la guardia;
a quel punto i saraceni ritirarono le loro spade
dal compiere la crudele strage, e tornarono quindi indietro in tempo;
perché a loro sembra impossibile, in mezzo a così tanta gente,
non trovare infine uno che in realtà non dorma.

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E sebbene possano anche andersene carichi di bottino,
pensino piuttosto salvare sé stessi, perché sarebbe un grande guadagno.
Cloridano procede dove crede di avere il più
sicuro passaggio, dietro sé ha il proprio compagno.
Giungono sul campo di battaglia, dove tra spade ed archi
e scudi e lance, in una pozza rossa sangue,
giacino morti poveri e ricchi, re e semplici vassalli,
ed i cavalli sottosopra con i loro cavalieri.

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Quell’orribile ammasso intricato di corpi,
che riempiva in ogni luogo tutta la vasta campagna,
avrebbe potuto vanificare il fedele proposito di ritrovare Dardinello,
dei due compagni, fino alla mattina del giorno seguente,
se la Luna non avesse tratto fuori da una scura nube,
come da preghiere di Medoro, la sua falce luminosa.
Medoro con devozione fissò in cielo,
verso la luna, i propri occhi, e così si pronunciò:

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“Oh santa Dea, che dai nostri antenati
sei stata giustamente detta triforme (Dea di cielo, terra ed inferno);
che nel cielo, sulla terra e nel profondo inferno mostri
la tua suprema bellezza sotto più forme,
e nelle selve, animali selvaggi e mostri
vai cacciando, nelle vesti di Diana, seguendone le orme;
indicami il punto dove giace in mezzo a tanti altri il mio re,
che da vivo si dedicò all’attività sacra a te consacrata, la caccia.

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A quelle preghiere la Luna aprì la scura nube che la nascondeva
(fosse stato un puro caso o altrimenti la tanta fede mostrata da Medoro),e si mostrò bella come lo fu quando offrì sé stessa,
e si abbandonò nuda tra le braccia di Endimione.
A quella luce Parigì venne scoperta, resa visibile,insieme
ad entrambi gli accampamenti; furono visibili il monte e la pianura:
si videro i due colli lontanti,
Montmartre sulla destra e Montlhery sulla sinistra.

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Lo splendore della Luna fu più vivo
laddove giaceva morto il corpo di Dardinello, figlio di Almonte.
Medoro andò, piangendo, nei pressi del suo caro signore:
del quale riconobbe l’insegna a riquadri bianchi e rossi:
e gli bagnò tutto il viso con le lacrime del suo doloroso
pianto, che gli rigava il viso, come un fiume, sotto entrambi gli occhi,
con così dolci gesta, con così dolci lamenti,
che ad ascoltarlo avrebbe potuto fermare i venti per la compassione.

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Ma si lamenta con una voce bassa ed a malapena udibile;
non perché si guardi bene dall’essere udito,
avendo preoccupazione per la salvezza della sua propria vita,
al contrario, infatti, la odia e vorrebbe abbandonarla:
lo fa per la paura che gli possa essere impedito il compimento
di quella opera pia che la ha fatto andare fino a quel luogo.
Il corpo morto del loro re fu sollevato sulle spalle
di entrambi, così da dividere il peso tra di loro.

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Procedono quindi affrettando quanto possono i loro passi,
sotto il caro peso che li ostruisce.
Già sopraggiungeva il sole, signore della luce,
a togliere le stelle dal cielo, e l’ombra dalla terra;
quando Zerbino, al quale libera il petto dal sonno,
nel momento del bisogno, la suprema virtù che possiede,
avendo dato la caccia tutta la notte ai nemici,
ritorna, con le prim luci del giorno, all’accampamento.

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E con sé aveva al seguito un buon numero di cavalieri,
che da lontano videro subito i due compagni, Medoro  Cloridano.
Ognuno dei cavalieri si dirigeva da quella parte, verso di loro,
sperando di poter trovare un bottino ed un guadagno.
Disse Cloridano: “Fratello, bisogna
gettare il peso che portiamo e darsi alla fuga;
sarebbe al contrario una idea non troppo astuta
perdere due persone vive per salvarne una morta.”

One Response to Parafrasi canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

  1. chiara Maggio 25, 2014 at 7:13 pm #

    molto utile questo sito ma sarebbe ancora più utile se venissero presentate le figure retoriche!

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