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Parafrasi canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

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Cloridano si stupisce che così tanto cuore,
tanto amore, tanta fedeltà, possa avare un ragazzo:
cerca quindi in ogni modo, intenerito da lui,
di rendere quel suo pensiero vano, incompiuto;
ma non ci riesce, perché un così grande dolore
non può ricevere conforto né subire distrazione.
Medoro aveva deciso o di morire
o di seppellire in una degna tomba il suo signore.

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Visto che non riesce né a piegare né a smuovere la sua volontà,
Cloridano gli risponde: “Verrò allora anche io con te,
anche io voglio intraprendere una tanto lodevole prova,
anche io desidero ed amo una morte tanto gloriosa.
Quale cosa potrà mai giovarmi di più,
se io dovessi restare senza di te, mio caro Medoro?
Morire con le armi insieme a te è molto meglio
che farlo per il dolore, se dovesse accadere che tu mi sia tolto, tu muoia.”

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Così decisi, misero al loro posto su quel bastione
le guardie del turno successivo, e se ne andarono.
Superano fossati e trincee, e dopo poco
sono tra i soldati cristiani, che non mostrano nessuna preoccupazione.
Tutto l’accampamento dorme, tutti i fuochi sono spenti,
perché hanno poca paura dei saraceni.
Stanno rovesciati tra le armi ed i carri,
ubriachi, immersi in un sonno profondo.

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Cloridano si fermò un poco e disse:
“Le occasioni, quando si presentano, non sono mai da lasciare.
Di questo esercito, che ha trafitto ed ucciso il mio signore,
non davo fare, Medoro, strage?
Tu, affinché nessuno ci giunga addosso,
poni orecchie ed occhi da ogni parte;
che io mi offro di farti con la mia spada
un spaziosa via di passaggio tra i nemici.”

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Così disse, subito trattenne ogni altra parola, si zittì,
ed entro nell’alloggio dove dormiva il dotto Alfeo,
che l’anno prima si era unito alla corte di re Carlo,
medico e mago e saggio astrologo:
ma in questa occasione il suo sapere a poco gli fu d’aiuto;
anzi, al contrario, gli venne completamente rivelata una bugia
Egli aveva infatto predetto a sé stesso che, ormai anziano,
avrebbe dovuto morire tra le braccia di sua moglie:

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ed ora invece il cauto saraceno gli ha infilato
in gola la punta della sua spada.
Uccide anche altre quattro persone che giacevano nei pressi dell’indovino,
senza che ebbero neanche il tempo di dire una parola:
Turpino nn menziona i loro nomi,
ed il molto tempo trascorso ha disperso le notizie riguardo a loro:
dopo di loro Cloridano uccise Palidon da Monalieri,
che di sicuro stava allora dormendo tra due destrieri.

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Giunse poi dove, con il capo
appoggiato ad un barile, giaceva in terra il povero Grillo:
lo aveva vuotato, ed aveva quindi creduto di poter
godere in santa pace un sonno tranquillo e pacifico.
Il geniale saraceno gli troncò il capo:
insieme al sangue esce attraverso un stesso foro anche il vino,
che ha in corpo in una quantità enorme;
sogna Grillo di bere mentre Cloridano lo uccide.

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E vicino a Grillo, un soldato Greco ed uno Tedesco
uccide con due soli colpi, i loro nomi erano Andropono e Conrado,
che avevano goduto all’aperto gran parte
della notte, con in mano ora una tazza ed ora i dadi da gioco:
sarebbero stati felici se avessero deciso di passare svegli a tavola
tutta la notte fino alla mattina seguente.
Ma il destino non avrebbe alcun potere sugli uomini,
se ogniuno potesse prevedere il proprio futuro.

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Come in una stalla piena di animali, un leone fino ad allora a digiuno,
asciugato in fisico e dimagrito per la lunga fame,
uccide, scanna, mangia fa a pezzi
il debole gregge venuto a trovarsi in suo potere;
allo sesso modo il crudelo Cloridano dissangua nel sonno
la gente cristiana, e fa ovunque strage di uomini.
Anche la spada di Medoro non è poco tagliente;
ma si rifiuta di ferire la spregevole plebe.

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Medoro era giunto dove il duca di Labretto
dormiva abbracciato con una sua dama;
e l’uno con l’altra si tenevano tanto stretti,
che non sarebbe passata aria tra i loro corpi.
Medoro ad entrambi taglia di netto il capo.
Oh felice morire! Oh dolce destino!
Perché così come si trovavano i corpi, credo veramente
che anche le loro anime proseguirono abbracciate il loro percorso.

One Response to Parafrasi canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

  1. chiara Maggio 25, 2014 at 7:13 pm #

    molto utile questo sito ma sarebbe ancora più utile se venissero presentate le figure retoriche!

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