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Parafrasi canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

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allo stesso modo, dopo che ebbero preso possesso delle mura,
quei primi tre cavallieri, il passaggio divenne tanto largo,
che tutti gli altri possono oramai seguirli in sicurezza,
avendo bloccato dal basso mille scale.
I duri arieti avevano intanto
rotto le mura in più luoghi, e con un grande danno,
così che si poteva ora da più parti
andare in soccorso al coraggioso Brandimarte.

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Con lo stesso furore con cui il superbo Po, il re dei fiumi,
quando a volte rompe gli argini e le sponde,
e si apre il sentiero nei campi del mantovano,
ed i fecondi solchi nel terreno e le grasse biade,
ed il gregge intero insieme alle capanne,
ed i pastori insieme ai loro cani trascina nelle sue onde;
ed i pesci guizzano fino alla cima degli olmi,
là dove prima erano soliti volare invece gli uccelli:

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con quello stesso furore l’aggressiva gente,
nei diversi punti in cui aveva aperto un passaggio nel muro,
entrò con le armi e con le fiaccole accese
per distruggere quel popolo ridotto a mal partito.
L’omicidio, la rapina e le mani violente spinte dal desiderio
del sangue e del guadagno, condussero all’improvviso
alla rovina quella ricca e gloriosa citta,
che fu la regina di tutta l’Africa.

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Ovunque era pieno di cadaveri, di uomini morti;
e con il sangue delle innumerevoli ferite
si era formato uno stagno più scuro e più orribile
di quello che circonda la città di Dite nell’Inferno.
Un lungo incendio propagato di casa in casa
bruciava palazzi, portici e moschee.
Di pianti, d’urla e di petti percossi con pugni
risuonavano i tetti vuoti e sacheggiati della città.

34
Si potevano vedere i vincitori uscire dalle disgraziate
porte carichi di grandi bottini frutto delle loro rapine,
chi con bei vasi e chi con preziosi vestiti,
chi con l’argenteria rubata agli antichi dei:
chi si portava dietro i figli e chi le tristi madri:
vennero fatti stupri ed altre mille azioni ingiuste,
Orlando venne a conoscenza di molte di queste,
ma non le poté impedire, né lo poté il duca inglese Astolfo.

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Bucifaro, il re di Algazera, venne ucciso
con un solo colpo ad opera del vigoroso Oliviero.
Perduta ogni speranza, perduta ogni consolazione,
Branzardo si uccise con le sue stesse mani.
Con tre ferite, che lo fecero morire in breve tempo,
Folvo fu sconfitto dal duca Astolfo.
Questi tre erano quelli che, nel momento di partire per la Francia,
Agramante aveva lasciato a guardia del suo stato.

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Re Agramante, che nel frattempo aveva abbandonato
la sua flotta, ed era fuggito insieme a Sobrino,
pianse da lontano e sospirò a lungo per la sua Biserta
quando vide un grande fuoco ardere sulla costa dell’Africa.
Poi, dopo che fu più vicino ed ebbe notizia certa
di quella che era stata la sorte della sua terra:
decise di togliersi la vita, e lo avrebbe anche fatto;
ma re Sobrino lo trattenne dal compiere quel gesto.

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Diceva Sobrino: “Quale più felice vittoria,
mio signore, potrebbe ottenere il tuo nemico,
che l’apprendere della tua morte, grazie alla quale può
sperare di godersi in tutta tranquillità l’Africa?
Il tuo vivere gli toglie questa contentezza:
dal fatto che vivi avrà sempre motivo di temere.
Sa bene che l’Africa non può essere sua troppo a lungo,
fintanto che tu non sei morto.

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Tutti i tuoi sudditi, se tu muori, verrano privati
della speranza, l’unico bene che ancora gli resta.
Spero che tu li possa liberare, se sei vivo,
e togliere dalle pene e farli festeggiare nuovamente.
So invece che, se muori, saranno per sempre prigionieri,
l’Africa sarà sempre oppressa dai tributi e triste.
Quindi, se non vuoi che la tua vita sia utile a te,
rimani in vita, signore, almeno per non fare danno alla tua gente.

39
Dal sultano d’Egitto, tuo vicino,
puoi essere certo di poter ricevere soldi e persone:
malvolentieri potrà vedere Carlo Magno, figlio di Pipino,
tanto potente sul suolo africano.
Norandino, tuo parente, arriverà con ogni sforzo
per riuscire a farti ritornare nel tuo regno:
Armeni, Turchi, Persiani, Arabi ed africani
avrai tutti in tuo soccorso, se solo lo chiedi.”

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