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Parafrasi COMPLETA del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

80
Erano già passati circa duemila anni
da quando quel ricco padiglione fu cucito.
Un ragazza della città di Troia,
che accompagnava l’arte della profezia
ad un lungo studio e a veglie,
lo fece tutto con le sue mani.
Il suo nome era Cassandra, e lo diede
in dono al suo famoso fratello Ettore.

81
Il più cortese tra i cavalieri che mai
sarebbe nato dalla stirpe generata da suo fratello
(sapendo bene che dalla radice si sarebbe dovuti
passare per molti rami prima di arrivare a lui)
lo aveva anche ritratto negli allegri ricami
fatti in oro e seta varia, tutto con le sue mani.
Ettore, fintanto che fu in vita, lo ebbe molto caro
non solo perché fatto da Cassandra, ma anche per la qualità del lavoro.

82
Ma dopo che fu ucciso a tradimento,
e che il popolo troiano fu sconfitto dai greci;
dopo che il falso Sinon fece aprire le loro porte,
e ciò che accadde dopo fu molto peggio di come viene
raccontato; il re Menelao ricevette il padiglione
in sorte, con il quale venne poi a capitare in Egitto,
dove lo lasciò al re Proteo, per poter riavere
indietro la moglie che quel tiranno gli aveva rapito.

83
Elena era il nome di quella donna per riavere
la quale Menelao diede a Proteo il padiglione;
che poi passò per diritto di successione ai Tolomei,
così che fu poi ereditato da Cleopatra.
Dai soldati di Agrippa fu sottratto a lei nel mare
presso Leucadio insieme a molte altre cose preziose:
finì nelle mani di Augusto e di Tiberio,
e fu quindi tenuto a Roma fino ai tempi di Costantino;

84
quel Costantino a causa del quale si deve ancora
dolere tutta la bella Italia, per sempre.
Costantino, dopo essersi stancato del fiume Tevere,
portò a Bisanzio quel prezioso padiglione:
Melissa lo ebbe da un altro Costantino.
Le corde erano d’oro, il palo centrale in avorio;
tutto trapuntato con belle figure, più belle di quelle
che avrebbe potuto dipingere il famoso pittore Apelle.

85
In un punto le Grazie, vestite con abiti allegri,
aiutavano una regina (Eleonora d’Aragona) a partorire:
il neonato appariva tanto bello, che tutto il mondo
non ne vide uno simile dalla prima alla quarta epoca.
Si vedeva Giove, e Mercurio dal parlare facile,
Venere e Marte, che lo avevano cosparso
a piene mani e lo spargevano ancora di doti divine,
dolce ambrosia e di profumi celesti.

86
Il nome Ippolito era riportato sopra le fasce
che lo avvolgevano, in piccole lettere.
Nella maggiore età la Fortuna
lo teneva per mano ed il Valore lo precedeva.
Erano quindi dipinte nove persone straniere,
con abiti e capelli lunghi, giunte
per chiedere al padre, da parte di Mattia Corvino,
di avere quel dolce bambino.

87
Si vede lui che si separa con riverenza
dal padre Ercole e dalla madre Eleonora:
e che giunge fino al Danubio, dove tutta la gente
accorre per vederlo, e lo adora come fosse un dio.
Si vede il saggio re dell’Ungheria, che ammira
e rende onore al suo sapere da persona matura
nonostante una età non ancora tanto matura,
e lo innalza quindi sopra a tutti i suoi baroni.

88
Vi è raffigurato anche chi gli affida, quando
ancora era in giovane età, il vescovato di Strigonia:
il ragazzo lo si vede sempre al suo fianco sia
nel palazzo reale che negli accampamenti militari:
sia contro i Turchi, sia contro i tedeschi,
ovunque quel potente re vada in spedizione,
Ippolito gli è al fianco, presta grande attenzione
alle sue generose gesta, ed impara tutte le sue virtù.

89
Qui si vede come spenda la sua giovinezza
nello studio dell’arte militare e delle lettere.
Tommaso Fusco gli è a fianco, ed il significato
nascosto delle opere dei classici gli rende chiaro.
– Questo si deve evitare, queste va seguito, se
desideri diventare immortale e guadagnarti la gloria, –
sembra dirgli: tanto bene era riuscito
a dar vita ai loro gesti chi li aveva dipinti.

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