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Parafrasi COMPLETA del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

20
Questa Melissa, come so di avervi già detto
molte volte, aveva il grande desiderio
che Bradamante e Ruggiero riuscissero ad unirsi
nello stretto nodo sentimentale del matrimonio;
ed il bene ed il male di entrambi aveva così a cuore,
che ogni ora voleva essere informata su di loro.
Per questo evocava in continuazione gli spiriti,
che si susseguivano uno dopo l’altro.

21
In preda ad un dolore difficile da fare passare ed intenso
intenso aveva visto il suo Ruggiero, nel folto bosco,
che era più che mai saldamente deciso
a non assaporare più nessun alimento,
e voleva così darsi la morte con il digiuno estremo:
ma l’aiuto di Melissa fu rapido;
e, uscita dalla sua dimora, prese la via
che le permise di incontrare Leone:

22
il quale aveva mandato, uno dietro l’altro, tutta
la sua gente a cercare in tutti i luoghi intorno;
e poi era infine anche andato di persona
per riuscire a ritrovare il guerriero dell’unicorno.
La saggia incantatrice, che aveva quel giorno
messo freno e sella ad uno spirito,
dandogli la forma di in ronzino,
trovò infine Leone, figliolo di Costantino.

23
– Se il tuo animo è tanto ricco di nobiltà, come
si vede dal di fuori, signore (disse lei), mostrami
il tuo viso; se la vostra cortesia e bontà interiore
sono riprodotte fedelmente dal vostro aspetto esterno,
un poco di conforto, un poco d’aiuto siate disposto
a dare al migliore cavaliere dei giorni nostri:
perché se non riceve subito conforto ed aiuto,
non mancherà allora molto prima che muoia.

24
Il migliore cavaliere, che mai portasse e porti
ancora spada a lato e scudo al braccio; il più bello
ed il più gentile che mai ci sia stato al mondo,
mai considerando sia tutti i vivi che i morti,
solo a causa di una nobile cortesia che ha fatto,
ora sta per morire, se non trova chi lo conforti.
Per dio, signore, venite, e provate se per la sua
salvezza può essere d’aiuto un buon consiglio. –

25
Nell’animo di Leone viene subito il sospetto che
il cavaliere di cui sta parlando quella donna, sia
proprio colui per ritrovare il quale lui sta facendo
andare tutti i paesi alla ricerca, e lui stesso ne
prende parte; tanto che dietro a lei, che lo convince
a compiere un’opera tanto pietosa, sprona in fretta
il suo cavallo: lei lo portò (e non fecero un lungo
viaggio) dove Ruggiero era oramai sul punto di morire.

26
Lo trovarono al terzo giorno di completo digiuno,
e talmente sfinito ed abbattuto dalla fame, che
avrebbe fatto fatica a tirarsi in piedi, e sarebbe
poi subito caduto anche se nessuno l’avesse spinto.
Giaceva disteso a terra con ancora indosso l’armatura,
in testa l’elmo, e legata al fianco la spada; usava
come fosse il guanciale di un cuscino il suo scudo,
sul quale era stato ritratto l’unicorno.

27
Ripensando così alla grave offesa che aveva fatto
alla sua donna, ed a quanto ingrato e quanto poco
riconoscente fosse stato nei confronti di lei,
si infuria, non solo prova dolore; e si tormenta
a tal punto, che si morde le mani, morde le labbra,
bagna le guance con un pianto ininterrotto;
ed è talmente concentrato sui suoi pensieri,
che non sente arrivare né Leone e nemmeno Melissa;

28
non interrompe pertanto il suo continuo lamento, non
smette di sospirare, non smette neanche di piangere.
Leone si ferma, e sta ad ascoltare con attenzione;
poi smonta da cavallo e gli si avvicina.
Sa bene che è l’amore l’origine di tutto il suo
tormento; ma non ha chiaro chi sia la persona amata,
colei per la quale sopporta una tale punizione;
perché Ruggiero non glielo ha ancora detto.

29
Più avanti, ed ancora più avanti muove i suoi passi,
tanto che alla fine si pone faccia a faccia con lui;
lo saluta con un affetto fraterno,
si china al suo fianco, e lo abbraccia al collo.
Io non so dire bene quanto questo arrivo improvviso
di Leone possa alla fine fare piacere a Ruggiero;
perché ha paura che gli dia disturbo e voglia
infastidirlo, voglia opporsi alla sua volontà di morire.

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