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Parafrasi COMPLETA del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

100
Si può valutare bene chi è un buon cavaliere;
visto che ogni giorno vengono rotte mille lance: si
svolgono duelli a piedi ed in sella al cavallo, altri
in coppia, altri confusamente schiera contro schiera.
Ruggiero mostra il suo valore più di ogni altro,
perché vince sempre, e duella sia di giorno che di
notte; e lo stesso nella danza, nella lotta ed in ogni
altra arte, sempre, con molto onore, è superiore agli altri.

101
L’ultimo giorno, nell’ora in cui il solenne
banchetto era cominciato in modo molto festoso;
con Carlo che aveva alla sua sinistra Ruggiero,
e teneva Bradamante alla sua destra;
dalla campagna arrivò a tutta velocità,
in direzione delle tavolate, un cavaliere armato,
tutto coperto di nero, così come il suo cavallo,
dalla corporatura imponente e dai modi fieri.

102
Costui era Rodomonte, il re d’Algeri, che a causa
dell’offesa subita sul ponte da parte di Bradamante,
si era giurato di non indossare più nessuna corazza,
di non impugnare la spada, né di montare un cavallo,
prima di avere passato un anno, un mese ed un giorno
chiuso, come fosse un eremita, in una cella.
Così erano soliti punirsi a quel tempo
i cavalieri per aver commesso gravi errori.

103
Sebbene fosse venuto a conoscenza nel frattempo di
ciò che era successo a re Carlo e a re Agramante;
per non mancare al giuramento, non prese comunque le
armi e fece come se il resto non lo riguardasse.
Ma dopo che tutto l’anno e tutto il mese arrivarono
al termine, e così anche il giorno successivo,
con una nuova armatura e nuovo cavallo e spada e
lancia, raggiunge ora la corte di re Carlo in Francia.

104
Senza smontare da cavallo, senza chinare la testa,
e senza fare nessun altro segno di riverenza,
mostra tutto il suo disprezzo verso l’importante ruolo
di re Carlo e verso tutte le altre persone presenti.
Tutti rimangono stupiti e senza parole,
per il fatto che costui si prenda una tale libertà.
Smettono di mangiare e rimangono in silenzio
per ascoltare quello che il cavaliere vuole dire.

105
dopo essersi messo di fronte a re Carlo ed a
Ruggiero, ad alta voce e con un forte grido:
– Io sono (disse) Rodomonte, il re di Sarza,
e tu, Ruggiero, sfido ora in duello;
e proprio qui voglio, prima che il sole tramonti,
mostrare la tua infedeltà verso il tuo re Agramante;
che non meriti, essendo tu un traditore,
nessun onore tra tutti questi cavalieri.

106
Benché il tuo tradimento sia più che evidente,
visto che non puoi negare di essere ora un cristiano;
comunque, per renderlo ancora più chiaro a tutti,
vengo qui per provarlo su questo campo di battaglia:
e se c’è qui una persona che si vuole offrire
di combattere al tuo posto, la accetto volentieri.
Se non ne basta una, ne accetto anche quattro o sei;
mostrerò a tutti con le armi quello che ho detto. –

107
Ruggiero si alzò in piedi sentendo quelle parole,
e con il permesso di re Carlo gli rispose dicendogli
che mentiva lui e anche chiunque altro
volesse chiamarlo traditore; che sempre
si era comportato con re Agramante in un modo tale
che nessuno poteva aver ragione di accusarlo;
e che era quindi pronto a sostenere con le armi
che verso di lui aveva sempre fatto il suo dovere:

108
e che era quindi capace di difendere le sue ragioni,
senza dover prendere nessun in suo aiuto;
e che sperava quindi di mostrargli con i fatti, che
ne avrebbe avuto abbastanza di uno, e che forse era
anche troppo. Si erano fatti avanti Rinaldo e Orlando,
anche Oliviero ed i figli Grifone il bianco e Aquilante
il nero, Dudone e Marfisa, tutti contro il crudele
pagano, pronti a prendere le difese di Ruggiero:

109
sostenendo che essendo Ruggiero un novello sposo,
non poteva rovinare le sue stesse nozze.
Ruggiero rispose loro: – State tutti fermi;
perché queste scuse mi darebbero solo disonore. –
Gli furono portate le armi che aveva tolto a
Mandricardo, e fu messa fine a tutte le lunghaggini.
Orlando strinse gli speroni a Ruggiero,
e re Carlo gli legò al fianco la spada.

110
Bradamante e Marfisa gli avevano fatto indossare
la corazza, e tutto il resto dell’armamento.
Astolfo teneva fermo un destriero di buona razza,
Dudone, figlio del Danese, ne teneva le staffe.
Fecero subito sgomberare il campo tutto intorno
Rinaldo, Namo ed il marchese Oliviero: cacciano
in fretta ognuno fuori dallo steccato, sempre
pronto per tale necessità, per ospitare un duello.

111
Le donne e le ragazze, pallide in volto,
stanno tutte timorose come fossero colombe, che
dai campi ricchi di grano vengono cacciate ai loro nidi
da venti rabbiosi che agitandosi si portano dietro
tuoni e lampi, ed il cielo scuro minaccia grandine
e pioggia, danni e distruzione per i campi:
sono timorose per la sorte di Ruggiero, che sembra
essere inferiore per forza a quel crudele pagano.

112
Appariva più debole anche a tutta la plebe
ed alla maggior parte dei cavalieri e dei baroni;
perché era ancora vivo nella loro memoria il ricordo
di tutto quello che il pagano aveva compiuto a Parigi;
che, da solo, con il ferro e con il fuoco ne aveva
distrutta una buona parte, e c’erano ancora e ci
sarebbero stati per molti giorni i segni: quel regno
non aveva subito maggiore danno da nessun altro.

113
A Bradamante il cuore tremava, più che
a tutti gli altri; non che pensasse che il cavaliere
pagano per forza, e per coraggio, il valore che
viene dal cuore, potesse essere superiore a Ruggiero;
né che Rodomonte avesse ragione, che spesso dà
la vittoria a chi la possiede:
nonostante ciò non può evitare di avere paura; perché,
essendo innamorata, ha giusto motivo ti temere.

114
Quanto volentieri si sarebbe presa carico
di quella battaglia dall’esito incerto,
anche se di rimanere morta, di essere sconfitta,
potesse essere più che certa!
Avrebbe scelto volentieri di essere uccisa più volte,
se può essere possibile soffrire per più di una morte,
piuttosto che soffrire per il suo consorte
che si trovava in pericolo di morte.

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