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Parafrasi canto 43 (XLIII) del poema Orlando Furioso

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L’umile servo di Dio, Signore del paradiso,
accolse Orlando ed i suoi compagni,
e li benedì con una espressione serena,
chiedendo poi loro cosa li avesse spinti lì:
sebbene fosse stato comunque già prima informato
del loro arrivo dai santi in cielo.
Orlando gli rispose che erano venuti da lui
per cercare di aiutare il loro amico Oliviero;

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che era stato, combattendo per la fede in Cristo,
ridotto in gravi condizioni di salute.
Il sant’uomo fece svanire ogni suo triste pensiero,
e gli promise di rimetterlo completamente in salute.
Non avendo a disposizione nessun unguento,
e non essendo fornito di nessuna altra medicina,
andò semplicemente in chiesa e pregò Dio il Salvatore;
e uscì poi fuori con una grande allegria:

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e nel nome delle tre eterne Persone,
il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, diede
ad Oliviero la sua benedizione.
Oh quali poteri dà Dio a chi gli crede!
Cacciò all’istante ogni sofferenza del cavaliere,
e gli fece anche tornare sano il piede, più
sicuro e più agile di come mai era stato prima:
e capitò che Sobrino assistesse a questo miracolo.

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Essendo Sobrino giunto per le sue ferite in una
condizione tale da sentirsi sempre peggio ogni giorno,
subito dopo aver visto fare al santo monaco
un miracolo tanto immenso ed evitende, a cui credere,
decide di abbandonare la fede in Maometto,
e riconosce quindi la presenza e la potenza di Cristo:
e domanda con il cuore pentito per la fede avuta,
di essere iniziato alla nostra sacra religione.

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Fu così che l’uomo misericordioso lo battezzò, ed
anche gli rese, pregando, tutte le sue forze.
Orlando e tutti gli altri cavalieri non furono
meno contenti di questa conversione,
di quanto lo furono nel vedere del tutto libero
da quel pericoloso male il loro Oliviero.
La gioia più grande l’ebbe Ruggiero;
e molto crebbe la sua fede e la sua devozione.

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Ruggiero, dal primo giorno in cui giunse a nuoto
su quest’isoletta, ci era poi sempre stato.
Il vecchio religioso sta in mezzo a quei guerrieri
in modo molto mite, e li esorta e li prega
a impegnarsi, evitando il fango del peccato,
ad attraversare puri questa palude desolata
che ha il nome vita, e che tanto piace agli sciocchi;
ed a tenere sempre lo sguardo alla strada verso il cielo.

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Orlando mandò un suo servitore alla nave, e fece
portare pane e buon vino, cacio e prosciutti;
ed all’eremita, che era adesso abituato a mangiare
solo frutta, e che il sapore di ogni altro cibo
aveva oramai dimenticato, fecero mangiare della carne,
e bere il vino, e fare quello che gli altri facevano.
Dopo essersi saziati con il cibo,
parlarono tra loro di molte cose.

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E come accade spesso quando si parla,
che le frasi si chiariscono l’una con l’altra,
Ruggiero venne finalmente riconosciuto
da Rinaldo, da Oliviero ed anche da Orlando,
per l’essere quel Ruggiero tanto eccellente nell’uso
delle armi, da mettere tutti d’accordo nel lodarlo:
nemmeno Rinaldo l’aveva prima riconosciuto in colui
contro cui si era scontrato nella giostra.

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Re Sobrino l’aveva invece ben riconosciuto, non
appena lo aveva visto comparire insieme al vecchio:
ma decise di stare in silenzio e muto piuttosto
che correre il rischio di sbagliare.
Dopo che fu noto a tutti che quell’uomo
era Ruggiero, che per coraggio, per modi gentili
e per un valore tanto grande e profondo
era famoso in tutte le parti del mondo;

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ed avendo anche saputo che era adesso cristiano,
tutti con volti felici e sereni
si avvicinano a lui: c’è chi gli tocca la mano,
chi lo bacia, e chi lo stringe e lo abbraccia.
Più di tutti gli altri, Rinaldo, signore di Montalbano,
fa di tutto per accarezzarlo e per rendergli onore.
Perché lui più degli altri, io lo lascio
per il prossimo canto, se lo vorrete ascoltare.

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