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Parafrasi canto 43 (XLIII) del poema Orlando Furioso

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Sarebbe lungo se volessi raccontarvi in versi tutte
le cerimonie, dirvi di tutti i mantelli
scuri e neri che furono distribuiti,
le torce accese che furono consumate.
Diretti quindi verso la cattedrale, da qualunque
posto veniva, nessuno lasciò i suoi occhi asciutti:
così bello, buono, giovane, Brandimarte mosse
a pietà gente di ogni sesso, ordine sociale ed età.

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Fu infine deposto in chiesa: e dopo aver ricevuto
il pianto e le lacrime inutili delle donne presenti,
e ricevuto dai sacerdoti le preghiere per i defunti
e le altre formule sacre che si recitano sulla bara,
fu infine posto in una arca sorretta da due colonne:
Orlando volle che l’arca venisse coperta con
un prezioso drappo d’oro, fintanto che il corpo non
fosse stato deposto in un sepolcro di maggiore valore.

182
Orlando non riparte dalla Sicilia prima
di aver dato ordine di trovare porfidi ed alabastri.
Fece fare il disegno, ingaggiando con una forte
ricompensa i migliori maestri nell’arte di costruire
sepolcri. Fiordiligi, quando arrivò in Sicilia, fece
poi tirare su le lastre ed anche i grandi pilastri;
sull’isola (essendo Orlando già partito)
si era fatta portare abbandonando la costa africana.

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E continuando a venirle incessanti le lacrime,
e continuando ostinati ad uscirle i sospiri,
per quanto faccia sempre fare messe e cerimonie,
ma non riuscendo comunque mai ad essere soddisfatta;
decise infine di non ripartire più, fino alla morte,
fintanto che la sua anima non avesse abbandonato
il corpo: fece pertanto costruire nel sepolcro una
cella, vi si chiuse dentro, e visse da allora in quella.

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Le manda messaggeri e lettere in quantità Orlando,
e ci va anche anche di persona per portarla via da lì.
Se accetta di andare con lui in Francia, con una ricca
pensione le propone di diventare dama di compagnia
di Galerana: qualora chiedesse invece di tornare dal
padre, si propone di accompagnarla fino a Laodicea:
le vuole anche costruire un monastero, se lei
decide di dedicare la vita al servizio di Dio.

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Lei si ostinava a stare nel sepolcro; e lì, consumata
dalla sua penitenza, pregando giorno e notte,
non passò molto tempo prima di morire, prima che
la Parca tagliasse il filo della sua vita.
Già avevano invece abbandonato quell’isola,
dove i Ciclopi vivevano in antiche grotte,
i tre guerrieri di Francia, sconsolati e tristi
per il loro quarto compagno rimasto indietro, morto.

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Non vollero partire senza avere con sé un medico
che si prendesse cura di Oliviero durante il viaggio;
la quale cura, non potendo essere stata presa subito dopo
l’infortunio, era diventata ora difficile e dolorosa:
e lo sentivano lamentarsi talmente tanto, che
iniziarono tutti ad avere paura delle sue condizioni.
Parlando tra di loro di questo, al capitano venne
una idea, e la disse; ed a tutti piacque.

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Disse che poco lontano da dove si trovavano,
su un’isola sperduta, c’era un eremita,
a cui mai si era ricorso inutilmente,
fosse stato per un consiglio o per un aiuto;
ed era veramente capace di cose miracolose,
ridare la vista ai ciechi, far ritornare in vita
i morti, fermare il vento con il solo segno della
croce e calmare il mare queanto è più agitato:

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Non devono assolutamente dubitare, se vanno
a trovare quell’uomo tanto caro a Dio,
di riavere indietro sano il loro Oliviero, visto
che ha data prove ben più evidenti del suo valore.
Questo consiglio piacque talmente tanto ad Orlando,
che subito di dirigono verso quel luogo sacro;
senza mai smettere di puntate la prua nella direzione
presa, videro apparire l’isola all’inizio della mattina seguente.

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Poiché a guidare la nave erano uomini esperti del mare,
riuscirono facilmente ad accostarsi a quello scoglio.
Lì, con l’aiuto di servitori e di marinai,
calarono il marchese Oliviero in un battello:
navigando attraverso le spumose onde arrivarono
infine al duro scoglio, e quindi alla dimora di quel
sant’uomo; alla dimora ed al sant’uomo stesso,
dalle cui mani Ruggiero aveva ricevuto il battesimo.

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