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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

Erano ancora a tavola, quando arrivò il tanto atteso dono di Cariolin.
– Ci sono di là alcuni facchini, – venne ad annunziare uno dei camerieri.
Spiritarono tutti.
– I facchini: – Dunque il regalo era venuto col carro?
– E che regalo era dunque?
Si levarono e accorsero a tempesta nella saletta d’ingresso.
Un magnifico letto matrimoniale, di legno intarsiato, fornito di tutto punto.
Biagio Speranza restò male.
– Peccato! – esclamò Carolinona, battendo le mani, dolente per quelle mille lire sprecate così.
Ma gli altri intanto applaudivano alla splendida idea di Cariolin, il quale gridava raggiante in mezzo a tutti.
– Perché, o signori, il matrimonio si deve consumare! si deve consumare!
– Oh basta così! – esclamò Biagio Speranza, seccato, facendosi avanti. – Senza tanti scherzi! Ci siamo fin qui divertiti, e io sono stato con voi. Non caschiamo nel tragico, adesso, amici miei! Finiamola. Mi fate accapponar la pelle! Pensiamo ad altro, e non se ne parli più.
– Ma niente affatto! – incalzò Cariolin. – Il meglio viene adesso, caro mio. Ah, tu credevi di cavartela così? Signori, ajutatemi a mettere a posto questo letto!
Carolinona s’interpose, dolente, mortificata:
– Dove vuol metterlo, signor Cariolin?
– Come! Nella tua camera da letto.
– Ma non c’entra, scusi! E poi che vuole che me ne faccia?
– Lo domandate a me: – gridò Momo Cariolin, promovendo un nuovo scoppio di risa.
– Ma si stia quieto! – rispose Carolinona. – Mi dispiace davvero che lei abbia speso, senza ragione, tanto denaro. Provi, tenti subito, se il negoziante se lo riprende. È un vero peccato! O provi a rivenderlo.
– Ma nient’affatto! – ripeté con più forza Cariolin, testardo, fanatico della sua trovata. – Vedrai, se ti servirà! Perché, tanto, egli è tuo marito, e c’è poco da dire; tu sei sua moglie: come vuoi che resista ai vezzi tuoi?
Queste ultime parole suscitarono un’altra salva d’applausi, tra grida scomposte. I pezzi del letto furon presi d’assalto e portati nella camera di Carolinona. Fu d’un subito disfatto il lettino, dov’ella dormiva, e messo su a quel posto il nuovo letto: il talamo.
Rideva ella, poverina, nel vedere quegli uomini inesperti affaticarsi in tanti a buttar prima le materasse sul saccone metallico e poi a sprimacciarle, e a distendervi il primo lenzuolo e poi il secondo ricamato, e poi a cacciare i guanciali entro le federette e a coprire infine il letto con la splendida coltre di seta.
– Ecco fatto! Ecco fatto!
Tutti sudati.
Ma dov’era Biagio Speranza? Ah, birbone! Se l’era svignata, zitto zitto.
– Vedono? – disse, afflitta, Carolinona. – Se seguitano a far così, non lo faranno più venire.
Quelli allora la confortarono, la consolarono a coro; e invano ella protestava che le premeva soltanto di non perdere il cliente. Ma che! il cliente soltanto?
– Sta’ pur sicura! – concluse Cariolin. – Aspettalo! Te lo vedrai apparire più tardi, a notte avanzata.
– Buona notte, sposina! Buona notte!
E, così ossequiata e complimentata la sposa, andarono via rumorosamente.
Era già sera chiusa. Carolinona, per quanto stanca di quella giornata tumultuosa, dovette tuttavia attendere parecchie ore a rimettere in ordine la casa. Finalmente, licenziati i camerieri e il cuoco, mandata a letto la serva, si ritirò in camera. – E il letto? – Oh guarda! Si era dimenticata di far rimettere su il suo lettino.
– Che matti! che matti!

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