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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

Biagio Speranza era molto nervoso; il pensiero di battersi con quel pazzo, da cui s’era preso uno schiaffo, lo avviliva. Ma voleva tuttavia mostrarsi ilare, per non dare importanza a quel duello: grottesco epilogo d’una buffonata. Aveva già preparato in casa le valige e tutto l’occorrente per la partenza. Ora avrebbe dato o ricevuto uno sgraffio, e tutto sarebbe finito lì. N’era tempo, perbacco!
La direzione dello scontro toccò in sorte all’ufficialetto che fungeva da primo testimonio. Ma già pareva che tutto si facesse , all’amichevole. Scelto il terreno, misurato il campo, i due avversarii furono invitati a prender posto, l’uno di fronte all’altro. i – Prego, – disse l’ufficiale al Cocco Bertolli, – bisogna che si cavi la giacca.
– Gliel’ho detto, – aggiunse, sorridendo, l’altro ufficiale. – Ma non se la vuol cavare.
– Per forza? – domandò cupo il Cocco Bertolli. – Ebbene, ecco qua: non me n’importa!
Si cavò di furia la giacca e la buttò per terra, lontano.
Nel vedergli la camicia sbrendolata e sudicia, sforacchiata ai gomiti, provarono tutti una penosissima impressione: avvilimento, ribrezzo e pietà insieme; si guardarono negli occhi, come per domandarsi l’un l’altro se non fosse proprio il caso di mandar tutto a monte.
Ma il Cocco Bertolli, che aveva già la sciabola in pugno e fremeva, domandò, fieramente accigliato:
– Dunque?
– In guardia! – disse allora l’ufficiale.
Subito il Cocco Bertolli si slanciò, come un tigre, con terribile furia, mulinando la sciabola e vociando, addosso all’avversario.
Biagio Speranza, così investito, ancora sotto quella penosa impressione, indietreggiò, parando alla meglio la tempesta dei colpi. Avrebbe potuto facilmente lasciarlo infilzare, tenendo ferma e diritta la sciabola, in un subito arresto: ma scacciò tosto la tentazione e seguitò a parare. A un tratto, nella furia, al Cocco Bertolli cadde di mano la sciabola.
– Basta! – gridò l’ufficialetto che dirigeva lo scontro.
– Basta! – ripeterono gli altri, fortemente costernati della violenza del pazzo, oppressi dalla minaccia d’una imminente sciagura.
– Che basta! – disse, ansante, il Cocco Bertolli. – Vogliono approfittarsi di una disgrazia? Me ne appello al mio avversario, a cui non credo che possa bastare una così magra sodisfazione.
Biagio Speranza si chinò a raccogliere la sciabola caduta e la porse cavallerescamente al Cocco Bertolli:
– Ecco: a lei!
Poi guardò gli amici, come per dire: «Vedete a che m’avete condotto?». E l’irritazione nervosa gli crebbe. Se, la sera avanti, dopo lo schiaffo a tradimento, glielo avessero lasciato bastonare ben bene, non si sarebbe trovato ora nella dura necessità di uccidere quel povero pazzo, così malandato e miserabile, o di farsi uccidere da lui.
Al comando del secondo assalto, egli volle risolutamente tener fronte all’avversario. Il Cocco Bertolli però gli fu subito sopra con impeto raddoppiato.
– Alt! – gridò l’ufficialetto.
Ma già, nel fulmineo scontro, Biagio Speranza era stato colpito, e a un tratto cadde per terra, con le mani avvinghiate al petto e una sghignazzata che gli gorgogliava nella strozza. Guardò i quattro padrini e i medici accorsi, si provò a dire: «Nulla…» ma, invece della parola, ebbe uno sbocco di sangue, e s’abbandonò, atterrito.
Riscossi dal primo orrore, quelli si chinarono su lui; pian piano lo sollevarono, lo trasportarono, con la massima cautela, nella casetta del guardiano de la villa, ove lo deposero su una branda. I medici credettero dapprima che egli non avesse che pochi minuti di vita; gli apprestarono non di meno le prime cure, alla meglio, e attesero, angosciati, sgomenti. Passò un’ora, ne passarono due, e poiché la morte non sopravveniva, uno dei medici propose di mandar qualcuno in città per una barella: c’era sì pericolo che il moribondo spirasse per via; ma, d’altra parte, lì in quell’antro, non poteva rimanere.
Così Biagio Speranza, verso sera, fu trasportato a casa, tra la vita e la morte. Lo attendevano in lagrime, insieme con la vecchia padrona di casa, la Pentoni e Nannetta. Ma questa, poco dopo, passata la prima confusione, fu mandata via garbatamente dallo Scossi.
– Non conviene, non conviene che tu sia qua, carina…
Ella non replicò; volle tuttavia, sotto gli occhi di Carolinona, posare un bacio su la fronte del ferito, che giaceva privo di sensi, avvampato dalla febbre.
– Ah se lei ci avesse lasciato lì! – disse poi, piangendo, allo Scossi, nell’andarsene: – Povero Biagio! Me lo diceva il cuore! Ma gli levino pure quella mal’ombra d’accanto: vedova, prima d’esser moglie.
– Speriamo di no! – fece lo Scossi.
– Speriamo! – ripeté Nannetta. – Ma, se egli apre gli occhi, muore disperato, nel vedersela accanto.

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