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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

I patti, egli, li aveva posti chiari, avanti. Erano si ingiuriosi, anzi schernevoli per lei; ma non li aveva ella accettati? Dunque, zitta. E se non poteva, perché improvvisamente e senz’alcun sospetto le era nato in cuore un sentimento non mai finora provato e che ella stessa non riusciva ancora a spiegarsi, ma da cui pur si sentiva rosa e torturata senza requie, – che colpa ci aveva lui? Una sola offesa le aveva fatto: quella di non voler credere (come tutti gli altri, del resto) alla sua onestà. Qual vendetta per una tale offesa? Una sola, forse, se ella se ne fosse sentita capace: tradirlo, ingannarlo davvero… Ma che! no! Pendeva piuttosto verso il Martinelli che le consigliava di prenderlo con le buone, d’intenerirlo.
– Voglia incomodarsi fino alla casa di lui, procuri di vederlo e… sì, dico… lo persuada almeno a tornare a desinare da lei… Poi, con la frequenza, a poco a poco, sì, dico… chi sa!
Carolinona lo lasciava dire, fingendo di non prestargli ascolto, poiché provava un gran conforto alle buone parole di lui, e non voleva mostrarlo. In fine, come scotendosi da un sogno, gli rispondeva:
– Ma no, signor Martino! Crede proprio che mi convenga? Prima di tutto, chi sa come mi accoglierebbe: ha tanta paura del ridicolo… E poi, del resto, sarebbe inutile. La mia insistenza potrebbe fargli sospettare in me… non so, un pensiero che non c’è. . .
– Ebbene, gli scriva allora! – le consigliò infine il Martinelli. – Gli dica che venga come prima, per fare almeno… sì, dico, l’obbligo suo, ora che quel… sì, dico… pezzo d’ira di Dio sta per lasciare l’ospedale.
– Ne ha notizie lei? – gli domandò Carolinona.
Ne aveva, sì, il signor Martino e gliele diede, compunto, angustiato. Sarebbe stato libero, per disgrazia, fra due o tre giorni, quel bestione! Gliel’aveva detto un infermiere, il quale lo aveva pure informato che, già quasi convalescente, avendo saputo del matrimonio, il Cocco Bertolli aveva avuto una ricaduta, per la violenza che gli si era dovuta usare, volendo egli a ogni costo scappare dall’ospedale.
– Pericoloso, pericoloso… – terminò il signor Martino. – Tanto che io, quasi quasi, vorrei consigliarla di avvisarne, senz’altro, la questura.
La Pentoni stette un pezzo a pensare, poi sorrise:
– Ma sa che è davvero buffona la sorte mia? Uno mi sposa per ridere, l’altro mi vuole per forza… Ebbene signor Martino, sa la nuova? io non faccio più nulla: non voglio più muovere neanche un dito. Venga il Bertolli, e mi bastoni. O vorrà forse uccidermi? Sarebbe proprio da ridere. Lasciamo fare a Dio!
Dio, va bene; Dio è grande, onnipotente, veglia su tutti, protegge i buoni e gli oppressi; ma il Martinelli stimò pur conveniente informar lo Scossi e il Cariolin dei propositi violenti con cui il Cocco Bertolli sarebbe uscito dall’ospedale.
– Considerino che è un pazzo, signori miei, e che non ha nulla da perdere.

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