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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

Fece un breve, rapido inchino, con le mani appoggiate alla spalliera della sedia, e andò via, intozzato dalla bile.
– Amici miei, – ammonì, poco dopo, Biagio Speranza, – nell’interesse di mia moglie, vi consiglio di smettere se non volete farle perdere un cliente. Lo scherzo è bello, ma non deve poi nuocere alla tasca…
– Oh, intanto tu, senza scherzo, – raffermò Cariolin, levandosi di tavola insieme con gli altri, – mantieni la tua promessa e non prendere questa scusa. Noi ce n’andiamo e vi auguriamo felicissima notte.
– Io – aggiunse lo Scossi, – rimarrò con Cedobonis davanti il portone a far la guardia: e puoi star sicuro che non ti faremo scappare per tutta la notte.
– State pur sicuri vojaltri che non scapperò! – rispose Biagio Speranza, accompagnando i commensali fino alla porta.
Carolinona cominciò a sentirsi su le spine, non comprendendo che cosa veramente volesse fare quel matto.
– Che scimuniti, eh? – le disse Biagio, rientrando nel salotto da pranzo. – E son capaci di aspettare davvero su la strada, sai?
Carolinona si provò a sorridere e a guardarlo, ma abbassò subito gli occhi.
– Sai che è buffa davvero la nostra situazione? – riprese Biagio scoppiando in una sonora risata. – Ma bisogna far così, per aver pace. O non la smetteranno più… Aspetterò una mezz’oretta, abbi pazienza.
– Per me, si figuri… – disse la Pentoni, senza levar gli occhi, piano.
Biagio Speranza la guardò. Era tranquillissimo, lui, e credeva che dovesse anche lei esser così. Notando però l’imbarazzo di Carolinona, scoppiò di nuovo a ridere.
Ferita da quella risata, ella alzò gli occhi e, cercando di nascondere alla meglio la stizza amara sotto un sorriso, disse:
– È stata una pazzia imperdonabile, creda pure… Lei stesso se ne accorge, ora? Non avrei dovuto lasciargliela fare.
– Ma no! – esclamò Speranza. – Sta’ tranquilla! Passerà…
– Intanto, lei dovrebbe intenderlo; – riprese ella, – mi secca… sì, ecco… che in questo momento la gente supponga…
– E che male c’è? – domandò ridendo Biagio. – Non sei mia moglie? Io non posso comprometterti, mi pare. Mi comprometto io, scusami, se mai.
– Lei è uomo e sanno tutti che fa per ridere, – disse seria la Pentoni. – Quantunque, se debbo dirle la verità, io non riesco più a vedere che scherzo sia, arrivato a questo punto… Ridono tutti di lei e di me…
– E ridiamo anche noi! – concluse Biagio. – Perché no?
– Perché io non posso, – rispose pronta Carolinona. – Capirà bene, scusi, che non può farmi piacere, che lei, per troncare uno scherzo che comincia a seccarle, sia costretto a farmi rappresentare una parte che non mi va…
– Come! – esclamò Biagio. – La parte di moglie? Dovresti ringraziarmi, perbacco.
Carolinona s’infiammò:
– Ringraziarla, scusi, anche delle parole che lei ha detto al maestro Trunfo sul conto mio? Moglie per ridere, capisco: ma poiché lei ha commesso la bestialità di darmi davvero il suo nome davanti alla legge, mi pare, non so, che lei dovrebbe, almeno almeno, mostrare di non credere a certe calunnie e non scherzarci su… Perché sono calunnie, sa! vilissime calunnie… Io mi son fatta sempre gli affari miei. Povera, sì, ma onesta, onesta! È bene che lei lo sappia. E può star tranquillo, su questo punto…
– Ma tranquillissimo, figurati! – la rassicurò Biagio, senz’alcuna convinzione.
– Dice proprio sul serio? – ribatté la Pentoni, guardandolo fermamente.
Biagio la guardò a sua volta; poi si lasciò cader le braccia ed esclamò:
– Mi spavento, Carolinona! Non ti credevo capace di dir la verità con tanta asseveranza e tanto calore. Ti credo, ti credo… ma lasciami vedere dalla finestra se sono andati via quei seccatori, e finiamola subito.
Si recò alla finestra, guardò giù nella via.
– Nessuno, – disse, ritirandosi. – Mi dispiace che lo scherzo sia finito proprio male. Le cose lunghe, si sa, diventano serpi. Basta: la sciocchezza è fatta, e non ci si pensi più. Addio, eh?
Le porse la mano. La Pentoni, esitante, gli porse la sua, tozza e nera, mormorando:
– A rivederla.
Appena sola, tutta vibrante dalla commozione, corse a chiudersi in camera e scoppiò in un pianto dirotto.
Biagio Speranza, fatti pochi passi, spiando nell’ombra della piazzetta innanzi al portone, invece dello Scossi e del Cedobonis, intravide il signor Martinelli che si stropicciava le mani, dal freddo. Restò senza fiato il buon uomo nel sentirsi chiamare e poi batter forte una mano su la spalla.
– Che fa qui lei, bel tomo? Dica un po’, stava forse ad aspettare che io me ne andassi, per…?
– Dio me ne guardi! Che dice mai, signor Speranza? – balbettò cosi tremante il Martinelli, che Biagio non poté tenersi dal ridere. – Stavo… stavo per andarmene…

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