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Parafrasi canto 10 (X) del Purgatorio di Dante

Dio, colui che non hai mai visto niente di nuovo,
creò questo dialogo visivo, che può essere visto ma non ascoltato,
nuovo per noi perché non può essere ritrovato nel mondo terreno.

Mentre io provavo piacere nell’ammirare
le rappresentazioni di così grandi e famosi atti di umiltà,
piacevoli da guardare grazie all’arte del loro creatore,

“Ecco giungere da questa parte, con passi molto lenti”,
sentii mormorare il poeta Virgilio, “molte anime:
sapranno indirizzarci verso le cornici più alte del Purgatorio.”

I miei occhi, che erano contenti di poter ammirare
cose nuove, delle quali sono sempre desiderosi,
non furono affatto lenti nel volgersi, nell’indirizzarsi verso di lui.

Non voglio però, lettore, che tu ti possa lasciare deviare
dal tuo buon proposito di purificazione, ascoltando da me
come Dio vuole che si paghi per il male commesso.

Non badare troppo al modo in cui le anime del Purgatorio vengono punite:
pensa a quello che otterranno dopo; pensa che, nel peggiore dei casi,
il tormento non può comunque durare oltre la sentenza del Giudizio Universale.

Io cominciai a dire: “Maestro, quelli che io vedo
muoversi verso di noi non mi sembrano assolutamente persone,
e non riesco neanche a capire cosa siano, tanto la mia vista è in difficoltà”.

E virgilio mi rispose: “La gravità
della loro punizione li costringe a stare rannicchiati a terra,
tanto che anche i miei occhi all’inizio hanno faticato nel riconoscerli.

Ma fissa lo sguardo su di loro, e prova a distinguere
con la vista le forme umane che avanzano sotto il peso di quei massi:
potresti già riuscire a vedere come ognuno di loro si batte il petto.”

O cistiani peccatori di superbia, poveri infelici,
che, avendo la vista mentale ammalata, inferma, vi fidate
di passi che non vi fanno andare avanti, vi fanno procedere all’indietro,

non vi rendete conto che noi uomini siamo tutti bruchi,
nati per dare vita, per dare forma alla farfalla che è l’anima, che,
senza più nessun impedimento, sarà poi libera di volare verso la giustizia divina?

Di che cosa può essere tanto superbo il vostro animo,
quando alla fine dei conti siete come insetti incompleti,
come larve la cui conformazione è imperfetta?

Come quando, per sostenere un solaio o un tetto,
vengono a volte utilizzate figure umana (la cariatide)
raffigurate con le ginocchia portate al petto,

che, pur non essendo vere, provocano un autentico senso di oppressione
in colui che le osserva; nella stessa posizione oppressa
vidi stare quelle anime, quando le osservai con più attenzione.

Occorre precisare che erano in realtà più o meno rannicchiate
a seconda del peso che dovevano sopportare; ma anche quella di loro
che sembrava essere in grado di sopportare di più il peso,

pareva comunque dire piangendo: “Non ce la faccio più”.

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