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Parafrasi canto 30 (XXX) del Paradiso di Dante

Poi come persone che, avendo indossato delle maschere
che le rendevano diverse di sembianza da come sono realmente,
quando se le tolgono sono diverse da com’erano prima

così i fiori e le scintille si trasformarono ai miei occhi
in immagini più festose, cosicché vidi
apertamente entrambi le corti del cielo, gli angeli e i beati.

Oh splendore di Dio, grazie al quale vidi
l’alto trionfo del regno paradisiaco, rendimi capace, con la virtù,
di raccontarlo a parole, come lo fui di vederlo con gli occhi !

Lassù nell’Empireo c’è una luce tale da rendere capaci
di vedere Dio e quelle creature che trovano pace
solamente nel contemplarlo.

Tale luce si distende in una figura circolare (la rosa celeste),
a tal punto che la sua circonferenza sarebbe assai
più larga di quella del Sole.

Tutto ciò che appare lassù si forma da un raggio della luce di Dio
che si riflette sulla superficie concava del Primo Mobile,
che trae da esso la sua esistenza e la sua virtù.

E come un colle si specchia alle sue pendici nel lago,
come per vedere la propria bellezza, quando è ricco di
erbe verdi e fiori rigogliosi,

così, sopra quel lago di luce, vidi
specchiarsi da più di mille gradini tutte le anime
che avevano terminato il loro esilio dalla Terra.

E se il gradino più basso è capace di raccogliere in sé
una luce tanto grande, pensa a quanto dev’essere ampia
la circonferenza di questa rosa nei petali più esterni!

La mia vista non si smarriva a causa dell’ampiezza
e dell’estensione della rosa, ma percepiva interamente
la quantità e la qualità di quell’allegria di beatitudine celeste.

Lassù nell’Empireo non c’è differenza tra vicino o lontano,
ma tutte le anime godono della visione di Dio in maniera uguale,
poiché dove egli governa direttamente, la legge naturale perde valore.

Beatrice, mentre io tacevo pur volendo parlare,
mi condusse al centro della rosa eterna, che digrada
verso il basso e si estende emanando un profumo

di lode al Sole che la conserva in un’eterna Primavera (Dio),
e mi disse: “Osserva quanto è esteso
il concilio delle stole bianche dei beati!

Vedi per quanto spazio si estende la nostra Gerusalemme celeste;
vedi che i gradini di quella rosa sono tanto affollati,
che ben pochi di essi sono rimasti liberi.

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