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Parafrasi canto 14 (XIV) dell’Inferno di Dante

Queste furono le parole della mia guida Virgilio;
perciò lo pregai di soddisfare quel desiderio
che aveva fatto nascere in me.

“In mezzo al mare si trova un paese decaduto dall’antico splendore”
disse allora lui, “che si chiama Creta, che, nel tempo in cui
il mondo era ancora casto, fu già dominata da un re (Saturno).

C’é là una montagna che fu ricca
di acqua e di vegetazione e che si chiama Ida:
ed ora è invece deserta, abbandonata come una cosa vecchia.

Rea scelse quella montagna come asilo sicuro per il suo
figlioletto Giove, per meglio nasconderlo al padre Saturno,
e quando il piccolo piangeva faceva fare frastuono per coprire il suo pianto.

Nella cavità del monte sta ritto un vecchio gigante (il Veglio di
Creta),che tiene le spalle rivolte verso Damietta d’Egitto
e guarda invece Roma come se fosse il suo specchio.

La sua testa è fatta d’oro puro,
e di argento puro sono fatte le sue braccia ed il suo petto,
è poi di rame fino al punto in cui si divaricano le gambe (il ventre);

dalle gambe in giù è tutto fatto di ferro selezionato,
ad eccezione del piede destro che è di terracotta;
ma si tiene in piedi più su questo che sull’altro, il destro.

Ogni parte del suo corpo, tranne la testa d’oro, è rotta
da una fessura dalla quale gocciolano delle lacrime,
che, raccolte ai piedi, attraversano il fondo della grotta.

Il percorso di quelle lacrime arriva fin qua di roccia in roccia:
e formano il fiume infernale Acheronte, la palude Stige ed il
Flagetonte; ed infine scendono ancora più giù attraverso questo stretto canale

fino ad arrivare al punto più profondo, dove non è possibile scendere
oltre: e là formano lo stagno Cocito; ma come sia fatto questo,
tu lo vedrai; perciò qui, ora, non ti dico nulla a riguardo.”

Ed io gli chiesi allora: “Se questo rigagnolo
nasce, come hai appena detto, nel nostro mondo,
perché lo vediamo solo ora, vicino a questo lato della selva?”

E lui mi rispose: “Tu sai bene che questo abisso è tondo;
ma sebbene tu ne abbia già girato un bel pezzo camminando
quasi sempre verso sinistra, scendendo verso il fondo,

non sei ancora arrivato a compiere un intero giro:
perciò, se improvvisamente ti appare alla vista una novità,
non devi mostrare in volto nessuna meraviglia.”

Ed io chiesi ancora: “Maestro, dove si trovano i fiumi
Flagetonte e Léte? Quest’ultimo non lo hai neanche citato, dell’altro
mi hai invece detto che si forma dalle lacrime che piovono quaggiù.”

“Tutte le tue domande mi piacciono molto”
mi rispose; “però quelle acque bollenti e color rosso sangue
dovevano aver già risolto uno dei tuoi due dubbi (sul Flagetonte).

Vedrai anche il fiume Léte, ma fuori da questo abisso infernale,
lo vedrai là dove vanno a lavarsi le anime del Purgatorio
quando hanno finalmente pagato le colpe di cui si sono pentiti.”

Infine disse “Ma è oramai giunto il momento di allontanarsi
dal bosco; fai in modo di seguirmi, di venirmi dietro: indirizziamo
il cammino lungo gli argini, che non sono bruciati dal fuoco,

perché sopra di loro tutte le fiamme si spengono.”

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