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Parafrasi canto 30 (XXX) dell’Inferno di Dante

Ne vidi uno, che avrebbe avuto la forma di liuto
se l’inguine gli fosse stato separato
dove normalmente nell’uomo si divide in due.

La grave idropisia, che rende sproporzionate le membra a causa
del liquido vitale o della linfa che vengono male elaborate, così
che il viso non rispecchia il ventre (viso magro e ventre gonfio)

lo costringeva a tenere le labbra aperte
come fa il tubercolotico, che per la sete febbrile
ripiega un labbro verso il mento e l’altro verso l’alto.

“O voi che vi trovate, senza alcuna pena,
ed io non so il perchè, in questo mondo triste”,
disse egli a noi, “guardate e riflettete

sulla miseria di maestro Adamo:
in vita io ebbi in abbondanza quello che volli,
e ora, ahime! desidero solo una gocciolina d’acqua.

I ruscelletti che dalle verdi colline
del Casentino scendono giù fino all’Arno,
facendo diventare i lori corsi freddi e molli,

mi stanno sempre davanti agli occhi, e non invano,
perchè la loro immagine m’inaridisce sempre più,
più dell’idropisia, che mi smagrisce sempre più il volto.

La severa giustizia divina che mi tormenta
trae la sua origine dal luogo dove io peccai
per rendere i miei sospiri sempre più frequenti e veloci.

Nel Casentino si trova Romena, là dove io falsificai la moneta
fiorentina con impressa l’immagine di San Giovanni Battista;
e per questo motivo io lasciai il mio corpo arso lassù in terra (morii bruciato vivo).

Ma se io potessi vedere qui, dannata insieme a me, la triste
anima di Guido II o d’Alessandro I o del loro fratello Aghinolfo,
non scambierei di certo la vista di loro con la possibilità dissetarmi a Fonte Branda.

Dentro questa bolgia c’è già una di queste anime, se quelle
ombre rabbiose che girano intorno dicono il vero; ma a cosa
mi serve saperlo, se ho le membra tanto legate da non poter vedere?

Se io fossi ancora tanto agile che poter almeno,
in cent’anni, muovermi anche solo di qualche centimetro,
mi sarei già messo in cammino lungo il sentiero,

cercandolo tra questa gente contraffatta,
anche se la bolgia ha un cicuito di undici miglia,
ed è larga non meno di mezzo miglio.

Io sono qui in mezzo a tali anime a causa loro:
loro m’indussero a coniare fiorini
mescolando tre carati di metallo falso”.

E io gli dissi: “Chi sono quei due poveracci
che fumano come fanno le mani bagnate in inverno,
e giacciono stretti qui alla tua destra?”

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