Footer menù

Parafrasi canto 22 (XXII) dell’Inferno di Dante

La mia guida allora si avvicinò a lui;
chiedendogli di dove fosse, da dove venisse, e l’altro rispose:
“Io sono nato nella Navarra (in Spagna).

Fui messo al servizio di un signore locale da mia madre,
che mi aveva dato alla luce dalla relazione con furfante,
sperperatore dei propri beni ed anche della sua vita (suicida).

In seguito entrai nella corte del valoroso re Tebaldo:
e là mi misi a fare il barattiere;
di quelle mie azioni pago ore le conseguenze in questa pece calda.”

A quel punto Ciriatto, dalla cui bocca sporgevano,
una per parte, due zanne come ad un cinghiale,
gli fece sentire come (con la zanna) fosse capace di stracciare la carne.

La povere anima era finito come un topo tra gatte malvagie;
ma Barbariccia lo strinse tra le sue braccia, e disse agli altri:
“State lontani voi, mentre io lo tengo così, come inforcato.”

E al mio maestro Virgilio rivolse quindi la sua faccia:
“Fai le tue domande” disse, “adesso, se desideri sapere altro
da lui, prima che intervenga qualcun’altro e lo faccia a pezzi.”

La mia guida allora domandò: “Dimmi adesso: tra tutti i peccatori,
ne conosci tu qualcuno che sia stato italiano ed ora
si trova immerso nella pece?”. E quello rispose: “Io mi allontanai,

proprio poco fa, da uno che abitò vicino all’Italia:
potessi stare ancora immerso là nella pece insieme a lui!
non sarei ora qui a temere né le unghie né gli uncini.”

Allora Libicocco disse “Abbiamo già aspettato troppo”;
e gli afferrò quindi il braccio con il suo bastone uncinato,
in moda da, stracciando, strappargli un pezzo di carne viva.

Anche Draghignazzo volle afferrarne il corpo
in basso alle gambe; ma Barbariccia allora, loro comandante,
si volse tutti intorno verso di loro con modi molto più aggressivi.

Quando tutti i demoni si furono un poco calmati,
al peccatore, che stava ancora guardando la ferita subita,
Virgilio domandò senza esitare oltre:

“Chi è colui dal quale ti sei malauguratamente separato,
come hai detto tu di aver fatto, per finire poi su questa riva?”
Ed egli rispose: “È frate Gomita,

quello che abitava in Gallura, maestro di ogni tipo di truffa,
che, avuti in mano i nemici del suo padrone, lì tratto
in un modo che può ancora essere motivo di vanto per ciascuno di loro.

Ricevette del denaro e li lasciò liberi con un processo sommario,
come dice lui nel suo gergo (sardo); ma anche negli altri suoi incarichi
agì non solo come barattiere, ma come il re dei barattieri.

Insieme a lui si trova anche il signor Michele Zanche
di Logudoro; e di parlare della loro Sardegna
non si stancano mai le loro due lingue.

Ohimé, vedete anche voi l’altro demone che digrigna i suoi denti:
Io continuerei anche a parlare, ma temo che egli
si stia preparando a grattarmi la rogna di dosso.”

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web