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Introduzione al poema Divina Commedia

L’aspetto visionario. In comune con alcune di queste opere la Commedia ha anche l’aspetto della visione che si esprime attraverso il viaggio in mondi oltremondani e immaginari: Dante attraversa gli scenari macabri e a tinte forti nell’Inferno, il monte del Purgatorio – un mondo assimilabile al nostro, sospeso tra passione e salvezza – ed esperisce l’inesprimibile levità del Paradiso, sintetizzato nell’enigmatico e fantasmagorico “trasumanar”, che «significar per verba / non si poria». Il viaggio non si risolve solo in un percorso individuale teso alla salvezza dell’anima, ma assume a tutti gli effetti i caratteri della missione redentrice, del percorso salvifico per l’umanità.

Missione e rivelazione: i modelli. La missione tuttavia consiste anche nel raccontare il viaggio, nel riportare la speranza della salvezza in un linguaggio a misura d’uomo, senza svilire l’onnipotenza divina: è l’aspetto didattico del poema dantesco, il motivo che fa della Commedia anche un complesso testo allegorico, avvicinandolo alla letteratura teologica. La posta in palio, in sostanza, è altissima. Del resto i modelli e le fonti di ispirazione sono importanti e rimandano al mondo classico e a quello cristiano: Enea e San Paolo in primis, esempi fulgidi di visitatori dell’aldilà per missioni che vanno ben oltre il piano individuale. Le rivelazioni che entrambi ricevono sono la base su cui Dante costruisce la propria missione. Allo stesso tempo un ruolo fondamentale svolge l’Apocalisse di Giovanni come modello di profezia, di retorica e repertorio di immagini per alimentare il complesso congegno dantesco, mentre il mistico Gioacchino da Fiore esercita sotto traccia una notevole influenza per il suo portato profetico, al punto da essere annoverato tra i beati del Paradiso, nonostante l’eresia ratificata nel 1263. Da non trascurare infine un testo di ambito islamico, il Libro della scala, in cui è narrato il viaggio di Maometto verso il Paradiso e da cui Dante ha molto probabilmente tratto materia, visioni e situazioni per il proprio viaggio.

Il tono profetico. Non è un caso dunque che il tono di molti passaggi della Commedia sia quello della profezia, che annuncia il rinnovamento del mondo e l’arrivo di figure provvidenziali. Alla profezia si accompagna l’invettiva, che si esprime nella denuncia della corruzione in seno alla Chiesa, un argomento ricorrente del poema: per il sommo poeta la salvezza dell’anima va di pari passo con la redenzione politica, il miglioramento del mondo terreno, dei costumi e delle consuetudini degli uomini. Inoltre la collocazione temporale del viaggio nel 1300 («Nel mezzo del cammin di nostra via») consente a Dante di introdurre un artificio letterario: le profezie di eventi successivi al 1300, quindi posteriori al viaggio oltremondano, ma che nella realtà erano già accaduti (ricordiamo che la stesura dell’Inferno è iniziata dopo il 1304). Questo fa sì che Dante si ponga come poeta vate, oltre che per la sua missione, anche per l’aspetto visionario della sua ispirazione e per il carattere profetico del proprio viaggio.

I quattro sensi della Commedia. L’attraversamento dei tre regni va oltre la semplice «favola de li poeti» e richiede una lettura che vada al di là della pur stupefacente narrazione dei fatti: in breve, la Commedia ha un significato allegorico e didattico. Passare dalla selva oscura al Paradiso equivale a passare dalla tentazione e dal peccato alla redenzione e alla salvezza eterna. Nel Convivio Dante aveva esposto i quattro sensi della scrittura – letterale, allegorico, morale e anagogico – e nell’Epistola a Cangrande non si sottrae dall’interpretare anche la Commedia attraverso tale chiave. L’autore sottolinea che l’opera non è una «bella menzogna» di poeti, ma un’opera allegorica assimilabile a quelle dei teologi.

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