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Testo del canto 43 (XLIII) del poema Orlando Furioso

180
Lungo sarà s’io vi vo’ dire in versi
le cerimonie, e raccontarvi tutti
i dispensati manti oscuri e persi,
gli accesi torchi che vi furon strutti.
Quindi alla chiesa catedral conversi,
dovunque andar, non lasciaro occhi asciutti:
sì bel, sì buon, sì giovene a pietade
mosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade.

181
Fu posto in chiesa; e poi che da le donne
di lacrime e di pianti inutil opra,
e che dai sacerdoti ebbe eleisonne
e gli altri santi detti avuto sopra,
in una arca il serbar su due colonne:
e quella vuole Orlando che si cuopra
di ricco drappo d’or, sin che reposto
in un sepulcro sia di maggior costo.

182
Orlando di Sicilia non si parte,
che manda a trovar porfidi e alabastri.
Fece fare il disegno, e di quell’arte
inarrar con gran premio i miglior mastri.
Fe’ le lastre, venendo in questa parte,
poi drizzar Fiordiligi, e i gran pilastri;
che quivi (essendo Orlando già partito)
si fe’ portar da l’africano lito.

183
E vedendo le lacrime indefesse,
ed ostinati a uscir sempre i sospiri,
né per far sempre dire uffici e messe,
mai satisfar potendo a’ suoi disiri;
di non partirsi quindi in cor si messe,
fin che del corpo l’anima non spiri:
e nel sepolcro fe’ fare una cella,
e vi si chiuse, e fe’ sua vita in quella.

184
Oltre che messi e lettere le mande,
vi va in persona Orlando per levarla.
Se viene in Francia, con pension ben grande
compagna vuol di Galerana farla:
quando tornare al padre anco domande,
sin alla Lizza vuole accompagnarla:
edificar le vuole un monastero,
quando servire a Dio faccia pensiero.

185
Stava ella nel sepulcro; e quivi attrita
da penitenza, orando giorno e notte,
non durò lunga età, che di sua vita
da la Parca le fur le fila rotte.
Già fatto avea da l’isola partita,
ove i Ciclopi avean l’antique grotte,
i tre guerrier di Francia, afflitti e mesti
che ‘l quarto lor compagno a dietro resti.

186
Non volean senza medico levarsi,
che d’Olivier s’avesse a pigliar cura;
la qual, perché a principio mal pigliarsi
poté, fatt’era faticosa e dura:
e quello udiano in modo lamentarsi,
che del suo caso avean tutti paura.
Tra lor di ciò parlando, al nocchier nacque
un pensiero, e lo disse; e a tutti piacque.

187
Disse ch’era di là poco lontano
in un solingo scoglio uno eremita,
a cui ricorso mai non s’era invano,
o fosse per consiglio o per aita;
e facea alcuno effetto soprumano,
dar lume a ciechi, e tornar morti a vita,
fermare il vento ad un segno di croce,
e far tranquillo il mar quando è più atroce:

188
e che non denno dubitare, andando
a ritrovar quel uomo a Dio sì caro,
che lor non renda Olivier sano, quando
fatto ha di sua virtù segno più chiaro.
Questo consiglio sì piacque ad Orlando,
che verso il santo loco si drizzaro;
né mai piegando dal camin la prora,
vider lo scoglio al sorger de l’aurora.

189
Scorgendo il legno uomini in acqua dotti,
sicuramente s’accostaro a quello.
Quivi aiutando servi e galeotti,
declinano il marchese nel battello:
e per le spumose onde fur condotti
nel duro scoglio, ed indi al santo ostello;
al santo ostello, a quel vecchio medesmo,
per le cui mani ebbe Ruggier battesmo.

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