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Testo del canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

80
Ne la man destra il corno d’Amaltea
sculto aveva lor l’ingenioso mastro,
onde con grato murmure cadea
l’acqua di fuore in vaso d’alabastro;
ed a sembianza di gran donna avea
ridutto con grande arte ogni pilastro.
Son d’abito e di faccia differente,
ma grazia hanno e beltà tutte ugualmente.

81
Fermava il piè ciascuno di questi segni
sopra due belle imagini più basse,
che con la bocca aperta facean segni
che ‘l canto e l’armonia lor dilettasse;
e quell’atto in che son, par che disegni
che l’opra e studio lor tutto lodasse
le belle donne che sugli omeri hanno,
se fosser quei di cu’ in sembianza stanno.

82
I simulacri inferiori in mano
avean lunghe ed amplissime scritture,
ove facean con molta laude piano
i nomi de le più degne figure;
e mostravano ancor poco lontano
i propri loro in note non oscure.
Mirò Rinaldo a lume di doppieri
le donne ad una ad una e i cavallieri.

83
La prima iscrizion ch’agli occhi occorre,
con lungo onor Lucrezia Borgia noma,
la cui bellezza ed onestà preporre
debbe all’antiqua la sua patria Roma.
I duo che voluto han sopra sé torre
tanto eccellente ed onorata soma,
noma lo scritto, Antonio Tebaldeo,
Ercole Strozza: un Lino ed uno Orfeo.

84
Non men gioconda statua né men bella
si vede appresso, e la scrittura dice:
– Ecco la figlia d’Ercole, Issabella,
per cui Ferrara si terrà felice
via più, perché in lei nata sarà quella,
che d’altro ben che prospera e fautrice
e benigna Fortuna dar le deve,
volgendo gli anni nel suo corso lieve. –

85
I duo che mostran disiosi affetti
che la gloria di lei sempre risuone,
Gian Iacobi ugualmente erano detti,
l’uno Calandra, e l’altro Bardelone.
Nel terzo e quarto loco ove per stretti
rivi l’acqua esce fuor del padiglione,
due donne son, che patria, stirpe, onore
hanno di par, di par beltà e valore.

86
Elissabetta l’una e Leonora
nominata era l’altra: e fia, per quanto
narrava il marmo sculto, d’esse ancora
sì gloriosa la terra di Manto,
che di Vergilio, che tanto l’onora,
più che di queste, non si darà vanto.
Avea la prima a piè del sacro lembo
Iacobo Sadoletto e Pietro Bembo.

87
Uno elegante Castiglione, e un culto
Muzio Arelio de l’altra eran sostegni.
Di questi nomi era il bel marmo sculto,
ignoti allora, or sì famosi e degni.
Veggon poi quella a cui dal cielo indulto
tanta virtù sarà, quanta ne regni,
o mai regnata in alcun tempo sia,
versata da Fortuna or buona or ria.

88
Lo scritto d’oro esser costei dichiara
Lucrezia Bentivoglia; e fra le lode
pone di lei, che ‘l duca di Ferrara
d’esserle padre si rallegra e gode.
Di costei canta con soave e chiara
voce un Camil che ‘l Reno e Felsina ode
con tanta attenzion, tanto stupore,
con quanta Anfriso udì già il suo pastore;

89
ed un per cui la terra, ove l’Isauro
le sue dolci acque insala in maggior vase,
nominata sarà da l’Indo al Mauro,
e da l’austrine all’iperboree case,
via più che per pesare il romano auro,
di che perpetuo nome le rimase;
Guido Postumo, a cui doppia corona
Pallade quinci, e quindi Febo dona.

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