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Testo del canto 37 (XXXVII) del poema Orlando Furioso

30
Ullania che conosce Bradamante,
non meno ch’alle insegne, alla favella,
esser colei che pochi giorni inante
avea gittati i tre guerrier di sella,
narra che ad un castel poco distante
una ria gente e di pietà ribella,
oltre all’ingiuria di scorciarle i panni,
l’avea battuta e fattol’altri danni.

31
Né le sa dir che de lo scudo sia,
né dei tre re che per tanti paesi
fatto le avean sì lunga compagnia:
non sa se morti, o sian restati presi;
e dice c’ha pigliata questa via,
ancor ch’andare a piè molto le pesi,
per richiamarsi de l’oltraggio a Carlo,
sperando che non sia per tolerarlo.

32
Alle guerriere ed a Ruggier, che meno
non han pietosi i cor, ch’audaci e forti,
de’ bei visi turbò l’aer sereno
l’udire, e più il veder sì gravi torti:
et obliando ogn’altro affar che avieno,
e senza che li prieghi o che gli esorti
la donna afflitta a far la sua vendetta,
piglian la via verso quel luogo in fretta.

33
Di commune parer le sopraveste,
mosse da gran bontà, s’aveano tratte,
cha’ ricoprir le parti meno oneste
di quelle sventurate assai furo atte.
Bradamante non vuol ch’Ullania peste
le strade a piè, ch’avea a piede anco fatte,
e se la leva in groppa del destriero;
l’altra Marfisa, l’altra il buon Ruggiero.

34
Ullania a Bradamante che la porta,
mostra la via che va al castel più dritta:
Bradamante all’incontro lei conforta,
che la vendicherà di chi l’ha afflitta.
Lascian la valle, e per via lunga e torta
sagliono un colle or a man manca or ritta;
e prima il sol fu dentro il mare ascoso,
che volesser tra via prender riposo.

35
Trovaro una villetta che la schena
d’un erto colle, aspro a salir, tenea;
ove ebbon buono albergo e buona cena,
quale avere in quel loco si potea.
Si mirano d’intorno, e quivi piena
ogni parte di donne si vedea,
quai giovani, quai vecchie; e in tanto stuolo
faccia non v’apparia d’un uomo solo.

36
Non più a Iason di maraviglia denno,
né agli Argonauti che venian con lui,
le donne che i mariti morir fenno
e i figli e i padri coi fratelli sui,
sì che per tutta l’isola di Lenno
di viril faccia non si vider dui;
che Ruggier quivi, e chi con Ruggier era
maraviglia ebbe all’alloggiar la sera.

37
Fero ad Ullania ed alle damigelle
che venivan con lei, le due guerriere
la sera proveder di tre gonnelle,
se non così polite, almeno intere.
A sé chiama Ruggiero una di quelle
donne ch’abitan quivi, e vuol sapere
ove gli uomini sian, ch’un non ne vede;
ed ella a lui questa risposta diede:

38
– Questa che forse è maraviglia a voi,
che tante donne senza uomini siamo,
è grave e intolerabil pena a noi,
che qui bandite misere viviamo.
E perché il duro esilio più ci annoi,
padri, figli e mariti, che sì amiamo,
aspro e lungo divorzio da noi fanno,
come piace al crudel nostro tiranno.

39
Da le sue terre, le quai son vicine
a noi due leghe, e dove noi siàn nate,
qui ci ha mandato il barbaro in confine,
prima di mille scorni ingiuriate;
ed ha gli uomini nostri e noi meschine
di morte e d’ogni strazio minacciate,
se quelli a noi verranno, o gli fia detto
che noi diàn lor, venendoci, ricetto.

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