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Testo del canto 37 (XXXVII) del poema Orlando Furioso

120
Quivi s’indugiar tanto, che Marfisa
fe’ por la legge sua ne la colonna,
contraria a quella che già v’era incisa
a morte ed ignominia d’ogni donna.
Da questa compagnia restò divisa
quella d’Islanda, per rifar la gonna;
che comparire in corte obbrobrio stima,
se non si veste ed orna come prima.

121
Quivi rimase Ullania; e Marganorre
di lei restò in potere: ed essa poi,
perché non s’abbia in qualche modo a sciorre,
e le donzelle un’altra volta annoi,
lo fe’ un giorno saltar giù d’una torre,
che non fe’ il maggior salto a’ giorni suoi.
Non più di lei, né più dei suoi si parli,
ma de la compagnia che va verso Arli.

122
Tutto quel giorno, e l’altro fin appresso
l’ora di terza andaro; e poi che furo
giunti dove in due strade è il camin fesso
(l’una va al campo, e l’altra d’Arli al muro),
tornar gli amanti ad abbracciarsi, e spesso
a tor commiato, e sempre acerbo e duro.
Al fin le donne in campo, e in Arli è gito
Ruggiero; ed io il mio canto ho qui finito.

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