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Testo del canto 37 (XXXVII) del poema Orlando Furioso

100
Marfisa, la qual prima avea composta
con Bradamante e con Ruggier la cosa,
gli spronò incontro in cambio di risposta;
e com’era possente e valorosa,
senza ch’abbassi lancia, o che sia posta
in opra quella spada sì famosa,
col pugno in guisa l’elmo gli martella,
che lo fa tramortir sopra la sella.

101
Con Marfisa la giovane di Francia
spinge a un tempo il destrier, né Ruggier resta
ma con tanto valor corre la lancia,
che sei, senza levarsela di resta,
n’uccide, uno ferito ne la pancia,
duo nel petto, un nel collo, un ne la testa:
nel sesto che fuggia l’asta si roppe,
ch’entrò alle schene e riuscì alle poppe.

102
La figliuola d’Amon quanti ne tocca
con la sua lancia d’or, tanti n’atterra:
fulmine par, che ‘l cielo ardendo scocca,
che ciò ch’incontra, spezza e getta a terra.
Il popul sgombra, chi verso la rocca,
chi verso il piano; altri si chiude e serra,
chi ne le chiese e chi ne le sue case;
né, fuor che morti, in piazza uomo rimase.

103
Marfisa Marganorre avea legato
intanto con le man dietro alle rene,
ed alla vecchia di Drusilla dato,
ch’appagata e contenta se ne tiene.
D’arder quel borgo poi fu ragionato,
s’a penitenza del suo error non viene:
levi la legge ria di Marganorre,
e questa accetti, ch’essa vi vuol porre.

104
Non fu già d’ottener questo fatica;
con quella gente, oltre al timor ch’avea
che più faccia Marfisa che non dica,
ch’uccider tutti ed abbruciar volea,
di Marganorre affatto era nimica
e de la legge sua crudele e rea.
Ma ‘l populo facea come i più fanno,
ch’ubbidiscon più a quei che più in odio hanno.

105
Però che l’un de l’altro non si fida,
e non ardisce conferir sua voglia,
lo lascian ch’un bandisca, un altro uccida,
a quel l’avere, a questo l’onor toglia.
Ma il cor che tace qui, su nel ciel grida,
fin che Dio e santi alla vendetta invoglia;
la qual, se ben tarda a venir, compensa
l’indugio poi con punizione immensa.

106
Or quella turba d’ira e d’odio pregna
con fatti e con mal dir cerca vendetta:
com’è in proverbio, ognun corre a far legna
all’arbore che ‘l vento in terra getta.
Sia Marganorre esempio di chi regna;
che chi mal opra, male al fine aspetta.
Di vederlo punir de’ suoi nefandi
peccati, avean piacer piccioli e grandi.

107
Molti a chi fur le mogli o le sorelle
o le figlie o le madri da lui morte,
non più celando l’animo ribelle,
correan per dargli di lor man la morte:
e con fatica lo difeser quelle
magnanime guerriere e Ruggier forte;
che disegnato avean farlo morire
d’affanno, di disagio e di martire.

108
A quella vecchia che l’odiava quanto
femina odiare alcun nimico possa,
nudo in mano lo dier, legato tanto,
che non si scioglierà per una scossa;
ed ella, per vendetta del suo pianto,
gli andò facendo la persona rossa
con un stimulo aguzzo ch’un villano,
che quivi si trovò, le pose in mano.

109
La messaggera e le sue giovani anco,
che quell’onta non son mai per scordarsi,
non s’hanno più a tener le mani al fianco,
né meno che la vecchia, a vendicarsi;
ma sì è il desir d’offenderlo, che manco
viene il potere, e pur vorrian sfogarsi:
chi con sassi il percuote, chi con l’unge;
altra lo morde, altra cogli aghi il punge.

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