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Testo del canto 22 (XXII) del poema Orlando Furioso

40
Se n’accorse uno, e ne parlò con dui;
gli dui con altri, insin ch’al re fu detto.
Venne un fedel del re l’altr’ieri a nui,
che questi amanti fe’ pigliar nel letto;
e ne la rocca gli ha fatto ambedui
divisamente chiudere in distretto:
né credo per tutto oggi ch’abbia spazio
il gioven, che non mora in pena e in strazio.

41
Fuggita me ne son per non vedere
tal crudeltà; che vivo l’arderanno:
né cosa mi potrebbe più dolere,
che faccia di sì bel giovine il danno;
né potrò aver giamai tanto piacere,
che non si volga subito in affanno,
che de la crudel fiamma mi rimembri,
ch’abbia arsi i belli e delicati membri. –

42
Bradamante ode, e par ch’assai le prema
questa novella, e molto il cor l’annoi;
né par che men per quel dannato tema,
che se fosse uno dei fratelli suoi.
Né certo la paura in tutto scema
era di causa, come io dirò poi.
Si volse ella a Ruggiero, e disse: – Parme
ch’in favor di costui sien le nostr’arme. –

43
E disse a quella mesta: – Io ti conforto
che tu vegga di porci entro alle mura,
che se ‘l giovine ancor non avran morto,
più non l’uccideran, stanne sicura. –
Ruggiero, avendo il cor benigno scorto
de la sua donna e la pietosa cura,
sentì tutto infiammarsi di desire
di non lasciare il giovine morire.

44
Ed alla donna, a cui dagli occhi cade
un rio di pianto, dice: – Or che s’aspetta?
Soccorrer qui, non lacrimare accade:
fa ch’ove è questo tuo, pur tu ci metta.
Di mille lance trar, di mille spade
tel promettian, pur che ci meni in fretta:
ma studia il passo più che puoi, che tarda
non sia l’aita, e intanto il fuoco l’arda. –

45
L’alto parlare e la fiera sembianza
di quella coppia a maraviglia ardita,
ebbon di tornar forza la speranza
colà dond’era già tutta fuggita;
ma perch’ancor, più che la lontananza,
temeva il ritrovar la via impedita,
e che saria per questo indarno presa,
stava la donna in sé tutta sospesa.

46
Poi disse lor: – Facendo noi la via
che dritta e piana va fin a quel loco,
credo ch’a tempo vi si giungeria,
che non sarebbe ancora acceso il fuoco:
ma gir convien per così torta e ria,
che ‘l termine d’un giorno saria poco
a riuscirne; e quando vi saremo,
che troviam morto il giovine mi temo. –

47
– E perché non andian (disse Ruggiero)
per la più corta? – E la donna rispose:
– Perché un castel de’ conti da Pontiero
tra via si trova, ove un costume pose,
non son tre giorni ancora, iniquo e fiero
a cavallieri e a donne aventurose,
Pinabello, il peggior uomo che viva,
figliuol del conte Anselmo d’Altariva.

48
Quindi né cavallier né donna passa,
che se ne vada senza ingiuria e danni:
l’uno e l’altro a piè resta; ma vi lassa
il guerrier l’arme, e la donzella i panni.
Miglior cavallier lancia non abbassa,
e non abbassò in Francia già molt’anni,
di quattro che giurato hanno al castello
la legge mantener di Pinabello.

49
Come l’usanza (che non è più antiqua
di tre dì) cominciò, vi vo’ narrare;
e sentirete se fu dritta o obliqua
cagion che i cavallier fece giurare.
Pinabello ha una donna così iniqua,
così bestial, ch’al mondo è senza pare;
che con lui, non so dove, andando un giorno,
ritrovò un cavallier che le fe’ scorno.

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