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Testo del canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

80
né vesta piena di cotone, o tele
che circondino il capo in mille vòlti.
Non pur per l’aria gemiti e querele,
ma volan braccia e spalle e capi sciolti.
Pel campo errando va Morte crudele
in molti, vari, e tutti orribil volti;
e tra sé dice: – In man d’Orlando valci
Durindana per cento de mie falci. –

81
Una percossa a pena l’altra aspetta.
Ben tosto cominciar tutti a fuggire;
e quando prima ne veniano in fretta
(perch’era sol, credeanselo inghiottire),
non è chi per levarsi de la stretta
l’amico aspetti, e cerchi insieme gire:
chi fugge a piedi in qua, chi colà sprona;
nessun domanda se la strada è buona.

82
Virtude andava intorno con lo speglio
che fa veder ne l’anima ogni ruga:
nessun vi si mirò, se non un veglio
a cui il sangue l’età, non l’ardir, sciuga.
Vide costui quanto il morir sia meglio,
che con suo disonor mettersi in fuga:
dico il re di Norizia; onde la lancia
arrestò contra il paladin di Francia.

83
E la roppe alla penna de lo scudo
del fiero conte, che nulla si mosse.
Egli ch’avea alla posta il brando nudo,
re Manilardo al trapassar percosse.
Fortuna l’aiutò; che ‘l ferro crudo
in man d’Orlando al venir giù voltosse:
tirare i colpi a filo ognor non lece;
ma pur di sella stramazzar lo fece.

84
Stordito de l’arcion quel re stramazza:
non si rivolge Orlando a rivederlo;
che gli altri taglia, tronca, fende, amazza;
a tutti pare in su le spalle averlo.
Come per l’aria, ove han sì larga piazza,
fuggon li storni da l’audace smerlo,
così di quella squadra ormai disfatta
altri cade, altri fugge, altri s’appiatta.

85
Non cessò pria la sanguinosa spada,
che fu di viva gente il campo voto.
Orlando è in dubbio a ripigliar la strada,
ben che gli sia tutto il paese noto.
O da man destra o da sinistra vada,
il pensier da l’andar sempre è remoto:
d’Angelica cercar, fuor ch’ove sia,
teme, e di far sempre contraria via.

86
Il suo camin (di lei chiedendo spesso)
or per li campi or per le selve tenne:
e sì come era uscito di se stesso,
uscì di strada; e a piè d’un monte venne,
dove la notte fuor d’un sasso fesso
lontan vide un splendor batter le penne.
Orlando al sasso per veder s’accosta,
se quivi fosse Angelica reposta.

87
Come nel bosco de l’umil ginepre,
o ne la stoppia alla campagna aperta,
quando si cerca la paurosa lepre
per traversati solchi e per via incerta,
si va ad ogni cespuglio, ad ogni vepre,
se per ventura vi fosse coperta;
così cercava Orlando con gran pena
la donna sua, dove speranza il mena.

88
Verso quel raggio andando in fretta il conte,
giunse ove ne la selva si diffonde
da l’angusto spiraglio di quel monte,
ch’una capace grotta in sé nasconde;
e trova inanzi ne la prima fronte
spine e virgulti, come mura e sponde,
per celar quei che ne la grotta stanno,
da chi far lor cercasse oltraggio e danno.

89
Di giorno ritrovata non sarebbe,
ma la facea di notte il lume aperta.
Orlando pensa ben quel ch’esser debbe;
pur vuol saper la cosa anco più certa.
Poi che legato fuor Brigliadoro ebbe,
tacito viene alla grotta coperta:
e fra li spessi rami ne la buca
entra, senza chiamar chi l’introduca.

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