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Testo del canto 6 (VI) del poema Orlando Furioso

40
E volendo vedere una sirena
che col suo dolce canto acheta il mare,
passian di qui fin su quell’altra arena,
dove a quest’ora suol sempre tornare. –
E ci mostrò quella maggior balena,
che, come io dissi, una isoletta pare.
Io, che sempre fui troppo (e me n’incresce)
volonteroso, andai sopra quel pesce.

41
Rinaldo m’accennava, e similmente
Dudon, ch’io non v’andassi: e poco valse.
La fata Alcina con faccia ridente,
lasciando gli altri dua, dietro mi salse.
La balena, all’ufficio diligente,
nuotando se n’andò per l’onde salse.
Di mia sciocchezza tosto fui pentito;
ma troppo mi trovai lungi dal lito.

42
Rinaldo si cacciò ne l’acqua a nuoto
per aiutarmi, e quasi si sommerse,
perché levossi un furioso Noto
che d’ombra il cielo e ‘l pelago coperse.
Quel che di lui seguì poi, non m’è noto.
Alcina a confortarmi si converse;
e quel dì tutto e la notte che venne,
sopra quel mostro in mezzo il mar mi tenne.

43
Fin che venimmo a questa isola bella,
di cui gran parte Alcina ne possiede,
e l’ha usurpata ad una sua sorella
che ‘l padre già lasciò del tutto erede,
perché sola legitima avea quella;
e (come alcun notizia me ne diede,
che pienamente istrutto era di questo)
sono quest’altre due nate d’incesto.

44
E come sono inique e scelerate
e piene d’ogni vizio infame e brutto
così quella, vivendo in castitate,
posto ha ne le virtuti il suo cor tutto.
Contra lei queste due son congiurate;
e già più d’uno esercito hanno istrutto
per cacciarla de l’isola, e in più volte
più di cento castella l’hanno tolte:

45
né ci terrebbe ormai spanna di terra
colei, che Logistilla è nominata,
se non che quinci un golfo il passo serra,
e quindi una montagna inabitata,
sì come tien la Scozia e l’Inghilterra
il monte e la riviera separata;
né però Alcina né Morgana resta
che non le voglia tor ciò che le resta.

46
Perché di vizi è questa coppia rea,
odia colei, perché è pudica e santa.
Ma, per tornare a quel ch’io ti dicea,
e seguir poi com’io divenni pianta,
Alcina in gran delizie mi tenea,
e del mio amore ardeva tutta quanta;
né minor fiamma nel mio core accese
il veder lei sì bella e sì cortese.

47
Io mi godea le delicate membra;
pareami aver qui tutto il ben raccolto
che fra i mortali in più parti si smembra,
a chi più ed a chi meno e a nessun molto;
né di Francia né d’altro mi rimembra:
stavami sempre a contemplar quel volto:
ogni pensiero, ogni mio bel disegno
in lei finia, né passava oltre il segno.

48
Io da lei altretanto era o più amato:
Alcina più non si curava d’altri;
ella ogn’altro suo amante avea lasciato,
ch’inanzi a me ben ce ne fur degli altri.
Me consiglier, me avea dì e notte a lato,
e me fe’ quel che commandava agli altri:
a me credeva, a me si riportava;
né notte o dì con altri mai parlava.

49
Deh! perché vo le mie piaghe toccando,
senza speranza poi di medicina?
perché l’avuto ben vo rimembrando,
quando io patisco estrema disciplina?
Quando credea d’esser felice, e quando
credea ch’amar più mi dovesse Alcina,
il cor che m’avea dato si ritolse,
e ad altro nuovo amor tutta si volse.

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