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L’ALTRO FIGLIO di Luigi Pirandello | Testo

Maragrazia lo guardò, dapprima smarrita, poi quasi atterrita; si passò le mani tremanti su la fronte e sui capelli, e disse:
– Ah, signorino: io sudo freddo, se vossignoria mi parla di quel figlio. Non me ne parli, per carità!
– Ma perché? – le domandò, adirato, il dottore. – Che v’ha fatto? Dite su!
– Nulla, m’ha fatto, – s’affrettò a rispondere la vecchia. – Questo debbo riconoscerlo, in coscienza! Anzi, m’è sempre venuto appresso, rispettoso… Ma io… vede come tremo, signorino mio, appena ne parlo? Non ne posso parlare! Perché quello lí, signor dottore, non è figlio mio!
Il giovane medico perdette la pazienza, proruppe:
– Ma come non è figlio vostro? Che dite? Siete stolida o matta davvero? Non l’avete fatto voi?
La vecchia chinò il capo, a questa sfuriata, socchiuse gli occhi sanguigni, rispose:
– Sissignore. E sono stolida, forse. Matta, no. Dio volesse! Non penerei piú tanto. Ma certe cose vossignoria non le può sapere, perché è ancora ragazzo. Io ho i capelli bianchi, sto a penare da tanto tempo io, e n’ho viste! n’ho viste! Ho visto cose, signorino mio, che vossignoria non si può nemmeno immaginare.
– Che avete visto, insomma? Parlate! – la incitò il dottore.
– Cose nere! cose nere! – sospirò la vecchia scotendo il capo. – Vossignoria non era allora neanche nella mente di Dio, e io le ho viste con questi occhi che hanno pianto da allora lagrime di sangue. Ha sentito parlare vossignoria d’un certo Canebardo?
– Garibaldi? – domandò il medico, stordito.
– Sissignore, che venne dalle nostre parti e fece ribellare a ogni legge degli uomini e di Dio campagne e città? N’ha sentito parlare?
– Sí, sí, dite! Ma come c’entra Garibaldi?
– C’entra, perché vossignoria deve sapere che questo Canebardo diede ordine, quando venne, che fossero aperte tutte le carceri di tutti i paesi. Ora, si figuri vossignoria che ira di Dio si scatenò allora per le nostre campagne! I peggiori ladri, i peggiori assassini, bestie selvagge, sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena… Tra gli altri ce n’era uno, il piú feroce, un certo Cola Camizzi, capobrigante, che ammazzava le povere creature di Dio, cosí, per piacere, come fossero mosche, per provare la polvere – diceva, – per vedere se la carabina era parata bene. Costui si buttò in campagna, dalle nostre parti. Passò per Farnia, con una banda che s’era formata, di contadini; ma non era contento, ne voleva altri, e uccideva tutti quelli che non volevano seguirlo. Io ero maritata da pochi anni e avevo già quei due figliucci, che ora sono laggiú, in America, sangue mio! Stavamo nelle terre del Pozzetto che mio marito, sant’anima, teneva a mezzadria. Cola Camizzi passò di là e si trascinò via anche lui, mio marito a viva forza. Due giorni dopo, me lo vidi ritornare come un morto; non pareva piú lui; non poteva parlare, con gli occhi pieni di quello che aveva veduto, e si nascondeva le mani, poveretto, per il ribrezzo di ciò ch’era stato costretto a fare… Ah, signorino mio, mi si voltò il cuore in petto quando me lo vidi davanti cosí: «Nino mio!» gli gridai (sant’anima!) «Nino mio, che hai fatto?» Non poteva parlare. «Te ne sei scappato? E se ti riafferrano, ora? Ti ammazzeranno!» Il cuore, il cuore mi parlava. Ma egli, zitto, sedette vicino al fuoco, sempre con le mani nascoste cosí, sotto la giaccia, gli occhi da insensato, e stette un pezzo a guardare verso terra; poi disse: «Meglio morto!». Non disse altro. Stette tre giorni nascosto; al quarto uscí: eravamo poverelli, bisognava che lavorasse. Uscí per lavorare. Venne la sera – non tornò… Aspettai, aspettai, ah Dio! Ma già lo sapevo me l’ero immaginato. Pure pensavo:
«Chi sa! forse non l’hanno ammazzato; forse se lo sono ripreso!». Venni a sapere, dopo sei giorni, che Cola Camizzi si trovava con la sua banda nel feudo di Montelusa, che era dei Padri Liguorini, scappati via. Ci andai, come una pazza. C’erano, dal Pozzetto, piú di sei miglia di strada. Era una giornata di vento, signorino mio, come non ne ho piú viste in vita mia. Si vede il vento? Eppure quel giorno si vedeva! Pareva che tutte le anime degli assassinati gridassero vendetta. agli uomini e a Dio. Mi misi in quel vento, tutta strappata, ed esso mi portò: gridavo piú di lui. Volai: ci avrò messo appena un’ora ad arrivare al convento, che stava lassú lassú, tra tante pioppe nere.

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