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L’ALTRO FIGLIO di Luigi Pirandello | Testo

Rocco Trupía si turbò:
– Sta male?
– No, – s’affrettò a soggiungere quello. – Sta al solito; ma cosí vecchia, capirete, lacera, senza cure…
Man mano che il dottore parlava, il turbamento di Rocco Trupía cresceva. Alla fine, non poté piú reggere, e disse:
– Signor dottore, mi deve dare qualche altro comando? Sono pronto a servirla. Ma se vossignoria è venuto qua per parlarmi di mia madre, Le chiedo licenza, me ne torno al lavoro.
– Aspettate… So che non manca per voi, – disse il medico, per trattenerlo. – M’hanno detto che voi, anzi…
– Venga qua, signor dottore, – saltò su a dire Rocco Trupía improvvisamente, additando la porta della roba. – Casa da poverelli, ma se vossignoria fa il medico, chi sa quante altre ne avrà vedute. Le voglio mostrare il letto pronto sempre e apparecchiato per quella… buona vecchia: è mia madre, non posso chiamarla altrimenti. Qua c’è mia moglie, ci sono i miei figliuoli: possono attestarle com’io abbia loro comandato di servire, di rispettare quella vecchia come Maria Santissima. Perché la mamma è santa, signor dottore! Che ho fatto io a questa madre? Perché deve svergognarmi cosí davanti a tutto il paese e lasciar credere di me chi sa che cosa? Io sono cresciuto, signor dottore, coi parenti di mio padre, è vero, fin da bambino; non dovrei rispettarla come madre, perché essa è sempre stata dura con me; eppure l’ho rispettata e le ho voluto bene. Quando quei figliacci partirono per l’America, subito corsi da lei per prendermela e portarmela qua, come la regina della mia casa. Nossignore! Deve far la mendica, per il paese deve dare questo spettacolo alla gente e quest’onta a me Signor dottore, Le giuro che se qualcuno di quei suoi figliacci ritorna a Farnia, io lo ammazzo per quest’onta e per tutte le amarezze che da quattordici anni soffro per loro lo ammazzo, com’è vero che sto parlando con Lei, in presenza di mia moglie e di questi quattro innocenti!
Fremente, piú che mai sbiancato in volto, Rocco Trupía si forbí la bocca schiumosa col braccio. Gli occhi gli erano iniettati di sangue.
Il giovane dottore rimase a guardarlo, sdegnato.
– Ma ecco – poi disse, – perché vostra madre non vuole accettare l’ospitalità che le offrite: per codesto odi che nutrite contro i vostri fratelli! È chiaro.
– Odio? – fece Rocco Trupía serrando le pugna indietro e protendendosi. – Ora sí, odio, signor dottore, per quello che hanno fatto patire alla loro madre e a me! Ma prima, quando erano qua, io li amavo e rispettavo come fratelli maggiori. E loro, invece, due Caini per me! Ma senta: non lavoravano, e lavoravo io per tutti; venivano qua a dirmi che non avevano da cucinare la sera; che la mamma se ne sarebbe andata a letto digiuna, e io davo; s’ubriacavano, scialacquavano con le donnacce, e io davo; quando partirono per l’America, mi svenai per loro. Qua c’è mia moglie che glielo può dire.
– E allora perché? – disse di nuovo, quasi a sé stesso il dottore.
Rocco Trupía ruppe in un ghigno
– Perché? Perché mia madre dice che non sono su figlio!
– Come?
– Signor dottore, se lo faccia spiegare da lei. Io non ho tempo da perdere: gli uomini di là mi aspettano con le mule cariche di concime. Debbo lavorare e… guardi, mi sono tutto rimescolato. Se lo faccia dire da lei. Bacio le mani.
E Rocco Trupía se n’andò curvo, com’era venuto, con le gambe larghe, ad arco, e la mano alla schiena. Il dottore lo seguí con gli occhi per un tratto, poi si voltò a guardare i piccini, ch’eran rimasti come basiti, e la moglie. Questa congiunse le mani e, agitandole un poco e socchiudendo amaramente gli occhi, emise il sospiro delle rassegnate:
– Lasciamo fare a Dio!
Ritornato in paese, il dottore volle venir subito in chiaro di quel caso cosí strano, da parer quasi inverosimile; e ritrovando la vecchia ancora seduta su lo scalino davanti alla porta della sua casa, come l’aveva lasciata, la invitò a salire con una certa asprezza nella voce.
– Sono stato a parlare con vostro figlio, alla Casa della Colonna, – poi le disse. – Perché mi avete nascosto che avevate qua quest’altro figlio?

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