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E DUE di Luigi Pirandello | Testo

– Diego! Diego, per carità! – scongiurò la madre.
– …Ubriaco. Lo ubriacavamo noi…
– Tu no!
– Anch’io, va’ là, con gli altri. Era uno spasso! E allora venivano le carte da giuoco. Giocando con un ubriaco, capirai, facilissimo barare…
– Per carità, Diego!
– Così… scherzando… Oh, questo, te lo posso giurare. Là risero tutti, giudici, presidente; finanche i carabinieri; ma è la verità. Noi rubavamo senza saperlo, o meglio, sapendolo e credendo di scherzare. Non ci pareva una truffa. Erano i denari d’un pazzo schifoso, che ne faceva getto così… E del resto, neppure un centesimo ne rimaneva poi nelle nostre tasche: ne facevamo getto anche noi, come lui, con lui, pazzescamente…
S’interruppe; s’accostò allo scaffale dei libri; ne trasse uno.
– Guarda. Questo solo rimorso. Con quei denari comprai una mattina, da un rivendugliolo, questo libro qua.
E lo buttò su la scrivania. Era La corona d’olivo selvaggio del Ruskin, nella traduzione francese.
– Non l’ho aperto nemmeno.
Vi fissò lo sguardo, aggrottando le ciglia. Come mai, in quei giorni, gli era potuto venire in mente di comprare quel libro? S’era proposto di non leggere più, di non più scrivere un rigo; e andava lì, in quella casa, con quei compagni, per abbrutirsi, per uccidere in sé, per affogare nel bagordo un sogno, il suo sogno giovanile, poiché le tristi necessità della vita gl’impedivano d’abbandonarsi a esso, come avrebbe voluto.
La madre stette un pezzo a guardare anche lei quel libro misterioso; poi gli chiese dolcemente:
– Perché non lavori? perché non scrivi più, come facevi prima?
Egli le lanciò uno sguardo odioso, contraendo tutto il volto, quasi per ribrezzo.
La madre insistette, umile:
– Se ti chiudessi un po’ in te… Perché disperi? Credi tutto finito? Hai ventisei anni… Chi sa quante occasioni ti offrirà la vita, per riscattarti…
– Ah sì, una, proprio questa sera! – sghignò egli. – Ma sono rimasto lì, come di sacco. Ho visto un uomo buttarsi nel fiume…
– Tu?
– Io. Gli ho veduto posare il cappello sul parapetto del ponte; poi l’ho visto scavalcare, quietamente, poi ho udito il tonfo nel fiume. E non ho gridato, non mi son mosso. Ero nell’ombra degli alberi, e ci sono rimasto, spiando se nessuno avesse veduto. E l’ho lasciato affogare. Sì. Ma poi ho scorto lì, sul parapetto del ponte, sotto il fanale, il cappello, e sono scappato via, impaurito…
– Per questo… – mormorò la madre.
– Che cosa? Io non so nuotare. Buttarmi? tentare? La scaletta d’accesso al fiume era lì, a due passi. L’ho guardata, sai? e ho finto di non vederla. Avrei potuto… ma già era inutile… troppo tardi… Sparito!…
– Non c’era nessuno?
– Nessuno. Io solo.
– E che potevi fare tu solo, figlio mio? È bastato lo spavento che ti sei preso, e quest’agitazione… Vedi? tremi ancora… Va’, va’ a letto, va’ a letto… È molto tardi… Non ci pensare!…
La vecchia madre gli prese una mano e gliela carezzò. Egli le fe’ cenno di sì col capo e le sorrise.
– Buona notte, mamma.
– Dormi tranquillo, eh? – gli raccomandò la madre, commossa dalla carezza a quella mano, che egli s’era lasciata fare e, asciugandosi gli occhi, per non guastarsi questa tenerezza angosciosa, se n’uscì.
Dopo circa un’ora, Diego Bronner era di nuovo seduto sull’argine del fiume, al posto di prima, con le gambe penzoloni.
Continuava per il cielo la fuga delle nuvolette lievi, basse, cineree. Il cappello di quell’ignoto sul parapetto del ponte non c’era più. Forse eran passate di là le guardie notturne e se l’erano preso.
All’improvviso, si girò verso il viale, ritraendo le gambe; scese dalla spalletta dell’argine e si recò là, sui ponte. Si tolse il cappello e lo posò allo stesso posto di quell’altro.
– E due! – disse.
Ma come se facesse per giuoco; per un dispetto alle guardie notturne che avevano tolto di là il primo.
Andò dall’altra parte del fanale, per vedere l’effetto del suo cappello, solo là, su la cimasa, illuminato come quell’altro. E rimase un pezzo, chinato sul parapetto, col collo proteso, a contemplarlo, come se lui non ci fosse più. A un tratto rise orribilmente: si vide là appostato come un gatto dietro il fanale: e il topo era il suo cappello… Via, via, pagliacciate!
Scavalcò il parapetto: si sentì drizzare i capelli sul capo: sentì il tremito delle mani che si tenevano rigidamente aggrappate: le schiuse; si protese nel vuoto.

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