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ACQUA AMARA di Luigi Pirandello | Testo

Non diceva anemia, perché lo aveva detto il medico; diceva che si sentiva una certa stanchezza al cuore e come un peso sul petto che le tratteneva il respiro.
E allora io, con l’aria piú ingenua che potei:
– Vuoi farti visitare anche tu, cara?
Si stizzì fieramente, com’io prevedevo, e rifiutò.
Il male, si capisce, crebbe di giorno in giorno, crebbe quanto piú lei s’ostinò nel rifiuto. Io, duro, non le dissi piú nulla. Finché lei stessa, un giorno, non potendone piú, mi disse che voleva la visita ma non di quel medico, no, recisamente no; dell’altro medico condotto (ce n’erano due, allora): dal dottor Berri voleva farsi visitare, ch’era un vecchiotto ispido, asmatico, quasi cieco, già mezzo giubilato ora giubilato del tutto, all’altro mondo.
– Ma via! – esclamai. – Chi chiama piú il dottor Berri? E sarebbe poi uno sgarbo immeritato al dottor Loero che s’è dimostrato sempre così premuroso e cortese con noi!
Di fatti ogni giorno qua alle Terme, vedendomi scendere dalla vettura con mia moglie, il dottor Loero ci si faceva innanzi con quella impostatura altera e compunta; si congratulava con me della rapida miglioria; m’accompagnava alla fonte e poi sú e giú per questi vialetti del parco, non mancando ai debiti riguardi verso mia moglie, ma curandosi pochissimo, nei primi giorni, di lei, che ne gonfiava, s’intende, in silenzio
Da una settimana, però, avevano preso a battagliar fra loro su l’eterna questione degli uomini e delle donne, dell’uomo che è prepotente, della donna che è vittima, della società che è ingiusta, ecc. ecc.
Creda, signor mio, non posso piú sentirne parlare, di queste baggianate. In sette anni di matrimonio, fra me e mia moglie non si parlò mai d’altro.
Le confesso tuttavia che in quella settimana gongolai nel sentir ripetere al dottor Loero con molta compostezza le mie stesse argomentazioni, e col pepe e col sale dell’autorità scientifica. Mia moglie, a me, mi caricava d’insulti; col dottor Loero, invece, doveva rodere il freno della convenienza; ma della bile che non poteva sputare, insaporava ben bene le parole.
Speravo, con questo, che il mal di cuore le passasse. Ma che! Come le ho detto, le crebbe di giorno in giorno. Segno, non le pare? ch’ella voleva convincere con altri argomenti l’avversario. E guardi un po’ che razza di parte tocca talvolta di rappresentare a un povero marito! Sapevo benissimo ch’ella voleva esser visitata dal dottor Loero e ch’era tutta una commedia l’antipatia che questi le faceva, una commedia la pretesa d’esser visitata invece da quel vecchio asmatico e rimbecillito, come una commedia era quel suo mal di cuore. Eppure dovetti fingere di credere sul serio a tutt’e tre le cose e sudare una camicia per indurla a far quello che lei in fondo desiderava.
Caro signore quando mia moglie, senza busto – s’intende – si stese sul letto e lui il dottore, la guardò negli occhi nel chinarsi per posarle l’orecchio sulla mammella, io la vidi quasi mancare, quasi disfarsi; le vidi negli occhi e nel volto quel tale turbamento… quel tale tremore, che… – lei m’intende bene. La conoscevo e non potevo sbagliare.
Poteva bastare, no? Una moglie rimane onestissima, illibata, inammendabile dopo una visita come quella, visita medica, c’è poco da dire, sotto gli occhi del marito. E va bene! Che bisogno c’era, domando io, di venirmi a cantar sul muso quel che già sapevo dentro di me e avevo visto con gli occhi miei e quasi toccato con mano?
Sú, sú. Coraggio. Ribeviamo. Ribeviamo.
Me ne stavo una sera sul poggiolo a contemplare il magnifico spettacolo dell’ampia vallata sotto la luna.
Mia moglie s’era già messa a letto.
Lei mi vede così grasso e forse non mi suppone capace di commuovermi a uno spettacolo di natura. Ma creda che ho un’anima piuttosto mingherlina. Un’animaccia coi capelli biondi ho, e col visino dolce dolce, diafano e afffilato e gli occhi color di cielo. Un’animuccia insomma che pare un’inglesina, quando, nel silenzio, nella solitudine, s’affaccia alle finestre di questi miei occhiacci di bue, e s’intenerisce alla vista della luna e allo scampanellio che fanno i grilli sparsi per la campagna.
Gli uomini, di giorno, nelle città, e i grilli non si dànno requie la notte nelle campagne. Bella professione, quella del grillo!
– Che fai?
– Canto.
– E perché canti?

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