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L’ABITO NUOVO di Luigi Pirandello | Testo

E lo piantò lì, in mezzo alla strada.
A casa non disse una parola né alla madre né alla figliuola. Del resto, non aveva mai ammesso, da sedici anni, dal giorno della sciagura in poi, nessun discorso che non si riferisse ai bisogni momentanei della vita. Se l’una o l’altra accennava minimamente a qualche considerazione estranea a questi bisogni, si voltava a guardarle con tali occhi, che subito la voce moriva loro sulle labbra.
Il giorno appresso partì per Napoli, lasciandole non solo nell’incertezza più angosciosa sul conto di quella eredità, ma anche in una grande costernazione, se – Dio liberi – commettesse qualche grossa pazzia.
Le donne del vicinato fomentavano questa costernazione, riferendo e commentando tutte le stranezze commesse da Crispucci in quei tre giorni. Qualcuna, con rosea e fresca ingenuità, alludendo alla defunta, domandava:
– Ma com’è ch’era tanto ricca?
E un’altra:
– Ho sentito dire che si chiamava Margherita. La biancheria intanto, dicono che è cifrata R e B.
– E B? No, R e C, – correggeva un’altra – Rosa Clairon, ho sentito dire.
– Ah, guarda, Clairon… Cantava?
– Pare di no.
– Ma sì che cantava! Ultimamente no, più. Ma prima cantava.
– Rosa Clairon, sì… mi pare.
La figliuola, a questi discorsi, guardava la vecchia nonna con un lustro di febbre negli occhi affossati, e una fiamma fosca sulle guance magre. La vecchia nonna, con la grossa faccia gialla, sebacea, quasi spaccata da profonde rughe rigide e precise, s’aggiustava sul naso gli occhialoni che, dopo l’operazione della cateratta, le rendevano mostruosamente grandi e vani gli occhi tra le rade ciglia lunghe come antenne d’insetto, e rispondeva con sordi grugniti a tutte quelle ingenuità delle vicine.
Molte delle quali sostenevano con calore, che via, in fin dei conti, non solo non era da stimar pazzo, ma forse neppure da biasimare quel povero signor Crispucci, se voleva che nessuno di quegli abiti, nessun capo di quella biancheria toccasse le carni immacolate della sua figliuola. Meglio darli via, se non voleva svenderli. Naturalmente, come vicine di casa, credevano di poter pretendere che, a preferenza, fossero distribuiti tra loro. Almeno qualche regaluccio, via! Chi sa che fiume di sete gaje e lucenti, che spume di merletti, tra rive di morbidi velluti e ciuffi di bianche piume di cappelli, sarebbero entrati fra qualche giorno nello squallore di quella stamberga.
Solo a pensarci, ne avevano tutte gli occhi piccoli piccoli. E Fina, la figliuola, ascoltandole e vedendole così inebriate, si storceva le mani sotto il grembiule, e alla fine scattava in piedi e andava via.
– Povera figliuola, – sospirava allora qualcuna. – È la pena.
E un’altra domandava alla nonna:
– Credete che il padre la farà vestir di nero?
La vecchia rispondeva con un altro grugnito, per significare che non ne sapeva nulla.
– Ma certo! Le tocca!
– È infine la madre.
– Se accetta l’eredità!
– Ma vedrete che prenderà il lutto anche lui.
– No no, lui no.
– Se accetta l’eredità!

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