Footer menù

SOLE E OMBRA di Luigi Pirandello | Testo

Col veleno intanto, no! — soggiungeva adesso. — Troppi spasimi. L’uomo è vile; grida aiuto; e se mi salvano? No no, lì, meglio: a mare. Le medaglie, sul petto; il ciondolino al collo e patapùmfete. Poi: tanto di pancia. Signori, un garibaldino galleggiante: cetaceo di nuova specie! Di’ su, Ciunna, che c’è in mare? Pesciolini, Ciunna, che hanno fame, come i tuoi nipotini in terra, come gli uccellini in cielo.
Avrebbe fissato la vettura per il domani. Alle sette del mattino, col frescolino, in via; un’oretta per scendere alla Marina; e, alle otto e mezzo, addio Ciunna!
Intanto, proseguendo per il viale, formulava la lettera da lasciare. A chi indirizzarla? Alla moglie, povera vecchia, o al figliuolo, o a qualche amico? No: al largo gli amici! Chi lo aveva aiutato? Per dir la verità, non aveva chiesto aiuto a nessuno; ma perché sapeva in precedenza che nessuno avrebbe avuto pietà di lui. E la prova eccola qua: tutto il paese lo vedeva da quindici giorni andar per via come una mosca senza capo: ebbene, neppure un cane s’era fermato per domandargli: — Ciunna, che hai?

II
Svegliato, la mattina dopo, dalla serva alle sette in punto, si stupì d’aver dormito saporitamente tutta la notte.
— C’è già la carrozza?
— Sissignore, è giù che aspetta.
— Eccomi pronto! Ma, oh, le scarpe, Rosa! Aspetta: apro l’uscio.
Nello scendere dal letto per prendere le scarpe, altro stupore: aveva lasciato al solito, la sera avanti, le scarpe fuori dell’uscio, perché la serva le ripulisse. Come se gli avesse importato d’andarsene all’altro mondo con le scarpe pulite.
Terzo stupore innanzi all’armadio, dal quale si recò per trarne l’abito, che era solito indossare nelle gite, per risparmiar l’altro, il cittadino, un po’ più nuovo, o meno vecchio.
— E per chi lo risparmio adesso?
Insomma, tutto come se lui stesso in fondo non credesse ancora che tra poco si sarebbe ucciso. Il sonno… le scarpe… l’abito… Ed ecco qua, ora sta a lavarsi la faccia; e ora si fa davanti allo specchio, al solito, per annodarsi con cura la cravatta.
«Ma che scherzo?»
No. La lettera. Dove l’aveva messa? Qua, nel cassetto del comodino. Eccola!
Lesse l’intestazione: «Per Niccolino».
«Dove la metto?»
Pensò di metterla sul guanciale del letto, proprio nel posto in cui aveva posato la testa per l’ultima volta.
«Qua la vedranno meglio.»
Sapeva che la moglie e la serva non entravano mai prima di mezzogiorno a rifar la camera.
«A mezzogiorno saran più di tre ore…»
Non terminò la frase; volse in giro uno sguardo, come per salutar le cose che lasciava per sempre; scorse al capezzale il vecchio crocifisso d’avorio ingiallito, si tolse il cappello e piegò le gambe in atto d’inginocchiarsi.
Ma in fondo ancora non si sentiva neanche sveglio del tutto.
Aveva ancora nel naso e sugli occhi, pesante e saporito, il sonno.
— Dio mio… Dio mio… — disse alla fine, improvvisamente smarrito.
E si strinse forte la fronte con una mano.
Ma poi pensò che giù la carrozza aspettava, e uscì a precipizio.
— Addio, Rosa. Di’ che torno prima di sera.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web