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LA ROSA di Luigi Pirandello | Testo

La signora Lucietta promise in fine che sarebbe andata, o piuttosto che avrebbe fatto di tutto per andare; ma poi, quando tutti se ne furono andati, rimase a guardarsi nella manina bianca posata su la veste nera il cerchietto d’oro che il Loffredi sposando le aveva messo al dito. La sua manina era allora così gracile: manina di ragazzetta; e ora che le dita erano un po’ ingrossate, quell’anellino le faceva male. Così stretto era, che non poteva cavarselo piú.

III
Nella camera da letto del vecchio quartierino mobigliato la signora Lucietta ora stava a dire a se stessa di no, che non sarebbe andata; e intanto dondolava – aòh – su le ginocchia il suo angioletto biondo, vestito di nero – aòh, aòh – questo suo piú piccino, caro caro. che voleva ogni sera addormentarsi in braccio a lei.
L’altro, il maggiore, spogliato dalla vecchia serva taciturna, s’era messo da sé per benino nel suo tettuccio e… sì? Sì sì, che bellezza! già dormiva.
Con la maggior leggerezza di mano possibile la signora Lucietta prendeva ora a svestire il piccino già addormentato anch’esso in grembo a lei; pian pianino le scarpette, una e due; Pian pianino i calzini, uno… e due, e via ora i calzoncini insieme con le mutandine… e ora, ah ora veniva il difficile: sfilare i braccini dalle maniche del giubbetto alla cacciatora: su, piano piano, con l’ajuto della serva… non così, di qua… sì, giú… piano… piano, ecco fatto! E ora da quest’altra parte…
– No, amore… Sì, qua, qua con la mamma tua… è mamma tua qua… Lasciate, faccio da me… Rimboccate la coperta, piuttosto… sì, costà, pian pianino…
Ma perché poi così tanto pian pianino?
A un anno appena dalla tragica morte del marito voleva proprio andare a ballare? No, non sarebbe andata forse la signora Lucietta, se tutt’a un tratto, uscita dalla camera da letto nell’attigua saletta d’ingresso, non avesse visto davanti la finestra chiusa di quella saletta un prodigio, un vero prodigio.
Stava da tanti giorni in quel quartierino d’affitto, e non s’era neanche accorta che davanti la finestra della saletta d’ingresso ci fosse un vecchio portafiori di legno, tutto impolverato.
In quel portafiori, quasi all’improvviso, fuor di stagione, era sbocciata una magnifica rosa rossa.
La signora Lucietta restò dapprima a mirarla, stupita tra lo smortume della tappezzeria grigiastra, di quella sudicia soletta. Poi, dalla gioja di quella rosa rossa ebbe come un tuffo nel sangue. Vide vivo lì in quella rosa il suo desiderio ardente di godere una notte almeno. E liberatasi d’un tratto dalla perplessità che finora la aveva tenuta, dall’orrore dello spettro del marito, dal pensiero dei figli, corse, staccò dal gambo quella rosa e istintivamente, presentandosi davanti allo specchio su la mensola, se la accostò al capo.
Sì, là! Con quella sola rosa tra i capelli sarebbe andata alla festa, e i suoi vent’anni, e la sua gioja vestita di nero…
– Via!

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