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LA ROSA di Luigi Pirandello | Testo

I “civili” di Péola ne erano tutti insuperbiti. Quanto ai cani, credo che in verità avrebbero seguitato a dormire pacificamente sdrajati per le viuzze e le piazzette del paese senza il minimo sentore di quel privilegio non comune, se tutt’a un tratto, essendosi sparsa la voce della cattiva impressione che avevano fatto e facevano col loro sonno continuo alla signora Lucietta la gente, specie i giovinetti ma anche gli uomini maturi, non si fossero messi a disturbarli, e cacciarli via a calci, o pestando i piedi e battendo le mani, per chiasso.
Le povere bestie si levavano da terra, piú stupite che seccate; guardavano di traverso, alzando appena un’orecchia: poi, alcune, ballonzolando su tre zampe con la quarta aggranchita e rattratta, andavano a sdrajarsi piú là. Ma che cos’era accaduto?
Forse l’avrebbero capito, se fossero stati cani un poco piú intelligenti e meno imbalorditi dal sonno. Bastava, santo Dio, fermarsi un po’ a guardare dalle imboccature della Piazzetta ove a nessuno di loro era piú permesso, non che di sdrajarsi, ma neppur di passare di corsa.
C’era in quella Piazzetta l’ufficio del telegrafo.
Si sarebbero accorti (se fossero stati cani un poco più intelligenti) che tutti, passando di là, specialmente i giovinotti, ma anche gli uomini maturi, pareva entrassero in un’altra aria, piú vivida, per cui il passo, i moti della persona, diventavano subito piú svelti, piú agili; e le teste si rigiravano come se, per un tuffo di sangue improvviso, non trovassero piú da rassettarsi entro il giro del colletto inamidato, e le mani si davano un gran da fare per tirar giú il panciotto e accomodar la cravatta.
Attraversata la piazzetta, erano poi tutti com’ebbri, ilari e nervosi; e, vedendo un cane:
– Passa via!
– Fuori dai piedi!
– Via di qua, brutta bestiaccia!
E anche sassate – non bastavano i calci – anche sassate tiravano, ohè!
Per fortuna, in ajuto di quei poveri cani, qualche finestra si spalancava di furia, e una testa di donna, con occhi feroci, tra due pugna tese rabbiosamente s’avventava a gridare:
– Ma che v’ha preso, manigoldi, contro codeste povere bestie?
Oppure:
– Anche lei? Anche lei, signor notajo? Come non si vergogna, scusi? Ma guarda che calcio a tradimento, povera bestiolina! Qua, cara, vieni qua… La zampina, guardate… le ha storpiata la zampina e se ne va col sigaro in bocca, come se non sapesse niente, vergogna, un uomo serio!
In breve, una vivissima simpatia venne a stabilirsi tra le brutte donne di Péola e quei poveri cani presi così tutt’a un tratto a perseguitare da’ loro uomini, mariti, padri, fratelli, cugini, fidanzati e in fine, per contagio, anche da tutti i ragazzacci.
Quell’aria nuova, che i loro uomini respiravano da alcuni giorni e per cui avevano gli occhi così lustri e l’aspetto stralunato, esse sì, le donne, un poco piú intelligenti dei cani (almeno alcune) l’avevano avvertita subito. S’era come diffusa sui raggi tetti ammuffiti e in ogni angolo del vecchio sonnolento paesello e lo ilarava tutto (agli occhi degli uomini, s’intende).

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