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LA TARTARUGA di Luigi Pirandello | Testo

Ma non ne ha il minimo dubbio Mister Myshkow, tanto che crede d’avere ormai in quei due figli una prova antichissima e per ben due volte collaudata che Mistress Myshkow trova nella convivenza con lui un compenso adeguato ai dolori che il mettere al mondo due figliuoli deve costare.
Non riesce perciò a rinvenire dallo stupore allorché sua moglie, rientrando in casa quel giorno da una visita alla madre scesa in albergo e prossima a ripartire per l’Inghilterra, e trovandolo ancora in ginocchio sul tappeto del salotto davanti a quella tartaruga, tra la derisione sguajatamente fredda di quei due figli, non gli dice nulla, o meglio gli dice tutto voltando senz’altro le spalle e ritornando immediatamente da sua madre all’albergo, da cui dopo circa un’ora gli manda un biglietto, nel quale perentoriamente è scritto che, o via da casa quella tartaruga, o via lei: se ne partirà, fra tre giorni con la madre per l’Inghilterra.
Appena può rimettersi a pensare, Mister Myshkow comprende subito che quella tartaruga non può esser altro che un pretesto. Così poco serio, via. Così facile a levar di mezzo! Eppure, proprio per questo, forse più inovviabile che se la moglie gli abbia posto per condizione di cangiar di corpo, e almeno di levarsi dalla faccia il naso per sostituirlo con un altro di suo maggiore gradimento.
Ma non vuole che manchi per lui. Risponde alla moglie che ritorni pure a casa: lui andrà a metter fuori in qualche posto la tartaruga. Non ci tiene affatto ad averla in casa. L’ha presa perché gli hanno detto che porta fortuna; ma, agiato com’è, e con una moglie come lei, e con due figli come i loro, che bisogno ne ha lui? che altra fortuna avrebbe da desiderare?
Va fuori, di nuovo con la tartaruga in mano, per lasciarla in qualche posto che alla povera bestiola scontrosa possa convenire più che la sua casa. S’è fatto sera e lui se ne avvede soltanto ora e se ne meraviglia. Pur abituato com’è alla vista fantasmagorica di quella sua enorme città, ha sempre occhi nuovi per lasciarsene stupire e anche immalinconire un po’, se pensa che a tutte quelle prodigiose costruzioni è negato di imporsi come durevoli monumenti e stan lì come colossali e provvisorie apparenze di un’immensa fiera, con quegl’immobili sprazzi di variopinte luminarie che danno a lungo andare una tristezza infinita, e tant’altre cose ugualmente precarie e mutevoli.
Camminando, si dimentica d’avere in mano la tartaruga, ma poi se ne sovviene e riflette che avrebbe fatto meglio a lasciarla nel parco vicino alla sua casa; invece s’è diretto verso il negozio dov’essa è stata comperata, alla 49ma Strada.
Seguita ad andare, pur essendo certo che a quell’ora troverà chiuso il negozio. Ma si direbbe che tanto la sua tristezza quanto la sua stanchezza hanno proprio bisogno di andare a sbatter la faccia contro una porta chiusa.
Arrivato, sta un po’ a guardare la porta del negozio chiusa effettivamente, e poi si guarda in mano la tartaruga. Che farne? Lasciarla lì davanti? Sente passare un tassì e lo prende. Ne scenderà a un certo punto, lasciandovi dentro la tartaruga.
Peccato che la bestiola, così ancora rintanata nel suo guscio, non dia a vedere d’avere molta fantasia. Sarebbe piacevole immaginare una tartaruga in viaggio di notte per le strade di New York.
No no. Mister Myshkow se ne pente, come d’una crudeltà. Scende dal tassì. È ormai vicina la Park Avenue, con l’interminabile fila delle ajuole nel mezzo, dalle ringhierine a canestro. Pensa di lasciare la tartaruga in una di quelle ajuole; ma appena ve la posa, ecco che gli salta addosso un poliziotto che è di guardia al traffico nel crocicchio della 50ma Strada, sotto una delle gigantesche torri del Wardolf Astoria. Quel poliziotto vuol sapere che cosa ha posato in quell’ajuola. Una bomba? Non proprio una bomba, no. E Mister Myshkow gli sorride per dargli a vedere che non ne sarebbe capace. Semplicemente una tartaruga. Quello allora gl’impone di ritirarla subito. Proibito introdurre bestie nelle ajuole. Ma quella? Quella è piuttosto una pietra che una bestia, vuol fargli osservare Mister Myshkow; non crede che possa disturbare; e poi lui, per gravi motivi di famiglia, ha bisogno assolutamente di disfarsene. Il poliziotto crede che voglia prenderlo in giro e si fa brutto. Subito allora Mister Myshkow ritira dall’ajuola la tartaruga che non s’è mossa.

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