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LA VEGLIA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

– Vah, io non capisco! – esclamò il prete. – Non c’è stato possibile, creda, mandarlo via.
– E non me ne andrò! – raffibbiò sordamente il Mauri, guardando verso terra.
Silvio Gelli lo fissò un tratto; poi domandò al Righi:
– Questa è casa vostra?
– Albergo! – rispose il Mauri, invece del prete, senza alzar gli occhi.
– Nossignore! – rimbeccò pronto il Righi, su le furie – Chi gliel’ha detto? dove sta scritto? Questa è, se mai pensione, ma d’estate. Ora non è stagione, ed è casa mia soltanto, e vi ricevo chi mi pare e piace, e le ripeto: Vada via! Quante volte gliel’ho a dire? Come parere ch’io abbia tollerato la sua sconvenienza, scusi! Lei non ha piú nulla da far qui, ora, che è venuto il signor professore! Dunque, si levi su!
– Non me ne vado! – ripeté il Mauri, rimanendo seduto e guardando fisso il prete, con gli occhi da matto.
– Neanche se vi scaccio io? – gli gridò allora il Gelli, appressandosi e parandoglisi di fronte.
– Nossignore! M’insulti, mi bastoni; ma mi lasci star qui! – proruppe, con un orribile schianto nella voce, il Mauri. – Che le faccio io? che ombra posso piú darle? Me ne starò qua, in questa camera… per carità! Mi lasci piangere. Lei non può piangerla, signore. La lasci piangere a me: perché quella infelice non ha bisogno, creda, d’essere perdonata; ma d’esser pianta! Lei, mi perdoni, avrebbe dovuto ammazzare come un cane colui che prima gliela tolse e poi ebbe cuore d’abbandonarla; non deve scacciar me che l’ho raccolta, che l’ho adorata e che per lei ho spezzato anche la mia vita. Per lei, io, Marco Mauri, sappia che ho abbandonato la mia famiglia, mia moglie, i miei figli!
Si levò in piedi, cosí dicendo, con gli occhi sbarrati, le braccia alzate, e soggiunse:
– Veda un po’ se è possibile che lei mi scacci!
Silvio Gelli, in preda a uno sbalordimento che non lasciava intendere se in lui fosse piú sdegno o pietà, ira o vergogna, rimase a guardare quell’uomo già maturo, cosí alterato dalla furia del disperato cordoglio. Gli vide scorrere grosse lagrime per la faccia contratta, che andavano a inzuppargli l’ispida barba nera, qua e là brizzolata, spartita sul mento.
Un gemito angoscioso venne dalla camera da letto.
Il Mauri si mosse istintivamente per accorrere. Ma il Gelli lo arrestò, intimandogli:
– Non entri!
– Sí signore, – si rimise egli, inghiottendo le lagrime. – Vada Lei; è giusto. Veda, veda se sia possibile far qualche cosa. Lei è un gran medico, lo so. Ma già, meglio che muoja! Dia retta, la lasci morire, perché… se lei è venuto a perdonarla, io…
Si nascose il volto con le mani, rompendo un’altra volta in singhiozzi, e andò a buttarsi di nuovo sul divanuccio, tutto raggomitolato, nel rabbioso cordoglio che lo divorava.
Don Camillo Righi toccò pian piano il braccio al Gelli e indicò la camera della moribonda, che forse si era scossa dal letargo.
– Ma. no, scusate… – gli disse il Gelli, con un sorriso sforzato, tremante su le labbra. – Intenderete bene che io non m’aspettavo…
– Ha ragione, ha ragione; ma la prego di compatire: costui è pazzo… – si lasciò scappare il Righi.
– Pazzo… pazzo… – nicchiò allora il Mauri. – Sí, per disperazione forse, sí… per rimorso! Ma perché non gli hai tu scritto, prete, che Flora s’è uccisa per me?
– Flora? – domandò il Gelli, senza volerlo.
– Fulvia, Fulvia, lo so! – si corresse subito il Mauri.
– Ma s’è fatta chiamar Flora, dopo. Lei non lo sa, e io so tutto: la sua vita d’ora e quella di prima: tutto; e anche perché lei è venuto qua.
– Ah, bene! – esclamò il Gelli. – Io, invece, comincio a non saperlo piú.
– Glielo dico io! – ribatté il Mauri. – Senta: sono su l’orlo d’un abisso, sia ch’ella viva, sia che muoja; posso dunque parlare come voglio, senza piú riguardo a nulla né a nessuno.
– Signor professore, scusi… – si provò a suggerire d nuovo il Righi, tra le spine.
– Ma no, ma no: lo lasci dire… – gli rispose il Gelli
– Siamo davanti alla morte! – esclamò il Mauri. – Non c’è piú gelosia. Né lei, del resto, può aver ragione d’adontarsi di me. Flora, quand’io la conobbi, era sulla strada. Dunque? Ha fatto male codesto prete a non scriverle che si è uccisa per me.

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