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LA VEGLIA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Marco Mauri, nel bujo della scala avvivato appena da l’incerto barlume che s’insinuava dal corridojo dove aveva lasciato la candela accesa, domandò a un signore che affrettava a salire:
– Il medico? Venga, muore!
Quegli si arrestò un istante, come per discernere chi l’investiva con quella domanda e con quell’annunzio:
– Muore?
Il Mauri, singhiozzando e gestendo, senza poter rispondere, si mise a risalire a balzi la scala, poi tolse da terra la candela, attraversò il corridojo, infilò per primo l’uscio in fondo.
– Qua, – disse, – in quest’altra camera!
Il nuovo arrivato lo seguí ansioso, guardingo, come se dalle cose che balzavan dall’ombra al lume fuggente della candela che quegli teneva in mano, volesse prima indovinare dove fosse venuto a cacciarsi. Su la soglia della seconda camera si arrestò, ansante.
Era un uomo di circa cinquant’anni, alto di statura, dall’aria rabbuffata; portava occhiali a staffa, cerchiati d’oro non aveva né barba né baffi; quasi calva la sommità del capo ma ciocche di capelli biondi gli scendevano scompostamente su la fronte e su le tempie. Se le rialzò; e si tenne un tratto le mani sul capo.
Giaceva sul letto disfatto, nella camera in disordine appena rischiarata, una donna. Livida, col viso già orribilmente stirato ai due lati del naso, teneva gli occhi chiusi, i capelli, d’un bellissimo color rosso, sciolti e sparsi su guanciale. Pareva già come inabissata nella morte, ma frequenti, muti singulti incoscienti le scotevano ancora il capo appena appena.
Un vecchio pretucolo senza sottana, bruno, coi calzoni a mezza gamba, le calze lunghe e le fibbie di argento alle scarpine, interruppe la preghiera che labbreggiava distratto accanto al letto e si levò da sedere in un’ansia dubbiosa; mentre il Mauri diceva a bassa voce, smaniando, tra le lagrime:
– Qua, qua, guardi: la ferita è qua! – (e si premeva forte l’indice d’una mano sul basso ventre). – Qua. Il colpo, evidentemente, è deviato: la mano era inesperta. Sente? Singhiozza cosí, da questa mattina… Perché? Non l’hanno operata a tempo, capisce? non hanno voluto operarla… Veda, veda Lei, le dia subito ajuto.
Non s’aspettava che quell’uomo, da lui creduto il medico, rimasto lí a piè del letto, con gli occhi dilatati fissi sulla moribonda, si rivoltasse a un tratto a guatarlo.
– Non ode, sa! non ode piú! – aggiunse, allora, con un gesto disperato.
Ma quegli si voltò verso il prete che già si era accostato timido, perplesso.
– Don Camillo Righi? – domandò.
– A servirla, proprio io, sissignore! E… Lei, di grazia! Il dottor Silvio Gelli?
– Ah, il marito? – ghignò il Mauri.
– Zitto lei! – saltò a dirgli il vecchio pretucolo, stizzito. – Fuori di qua! fuori di questa camera!
E lo trasse per un braccio nella camera attigua.
– No, scusate, spiegatemi, – sopravvenne a dirgli l’altro, guardandolo freddamente, con disprezzo; ma s’interruppe, vedendo all’improvviso venir fuori da un angolo in ombra un mostriciattolo, una povera sbiobbina, alta appena un metro, dal volto giallastro disfatto, in cui però spiccavano vivacissimi gli occhi neri, pieni di spavento.
– Di là, Margherita, di là, – le disse il prete, indicando la camera della moribonda. – Mia sorella, – aggiunse, rivolto al Gelli, con uno sguardo che invocava compassione.
Ma il Gelli riprese a dire con durezza:
– Mi avete scritto che moriva…
– Pentita, sí, creda, signor professore! – s’affrettò a rassicurarlo il Righi. – Proprio pentita, sa! Lei stessa, anzi, la poverina, ha voluto chiederle perdono per mio mezzo.
– Chi è dunque costui? – domandò, sprezzante, il Gelli.
– Ecco, Le dirò… È venuto, non so di dove…
– Ma sí, da Perugia, da Perugia, – interloquí il Mauri, ponendosi a sedere su un divanuccio presso al tavolino su cui ardeva la candela.
Il Righi riprese, impacciatissimo:
– La sera dello stesso giorno che ci capitò qua la signora. Io e le mie donne credemmo anzi dapprima che fosse un parente. Eh, Margherita?
La sbiobbina, rimasta presso l’uscio, impaurita, chinò piú volte il capo, guardando il Gelli, con un sorriso incosciente su le labbra.
– Poi, – seguitò il Righi, – quando la signora… dopo, volle confessarsi con me, seppi che… sí, lui la… la perseguitava, ecco!
Il Mauri ruppe in un altro ghigno, scrollando il capo.

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