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Parafrasi COMPLETA canto 2 (II) del poema Orlando Furioso

20
Cardinale Ippolito, non voglio che vi sembri cosa strana
se Rinaldo ora, così all’improvviso, sia riuscito a riprendersi il destriero,
che per molti giorni aveva rincorso invano,
senza poter mai riuscire a toccargli nemmeno la briglia.
Il destriero, che avevo intelligenza paragonabile a quella dell’uomo, si
fece inseguire per tante miglia non per un proprio capriccio,
ma per condurre nei luoghi dove Angelica passava
il suo signore, avendo sentito che lui la invocava con desiderio.

21
Quando Angelica fuggì dalla tenda di Nemo,
la vide e la tenne sotto controllo il fedele destriero,
che si trovava in quel momento senza alcuna persona in groppa,
poiché il proprio cavaliere ne era sceso
per poter combattere alla pari con un barone, privo di cavallo,
che con le armi non era sicuramente meno valoroso di Rinaldo;
successivamente Baiardo seguì le tracce della donna da lontano,
desideroso di consegnarla nelle mani del proprio padrone.

22
Desiderando condurre Rinaldo nel luogo ove lei si trovava,
attraverso la grande selva si mantenne, a giusta distanza, davanti a lui;
non voleva lasciarlo montare in sella,
così da non poter essere poi indirizzato su un altro sentiero.
Grazie a Baiardo, Rinaldo riuscì a ritrovare la donzella
più volte, senza però mai riuscire nel proprio intento;
venne la prima volta ostacolato da Ferraù,
poi da Sacripante come avete appena udito.

23
Ora al demone che mostrò a Rinaldo
false tracce del passaggio di angelica,
aveva creduto anche Baiardo, che obbedì, senza esitare
e mansueto, agli ordini ai quali era abituato.
Rinaldo lo spinge avanti, infiammato d’amore ed ira,
al galoppo dritto verso Parigi;
ed il desiderio di arrivare lo fa andare talmente veloce, che lento
gli sarebbe sembrato non qualunque altro destriero ma il vento stesso.

24
A malapena la notte riesce ad astenersi dall’inseguimento,
spinto dal desiderio di confrontarsi con Orlando:
tanto ha creduto alle parole prive di fondamento
del messaggero dell’astuto negromante.
Non interrompe la cavalcata la sera e la mattina seguente,
e vede infine comparire davanti ai propri occhi la città (Parigi)
dove re Carlo, sconfitto e mal ridotto,
con i propri soldati sopravvissuti si era ritirato:

25
e poiché da Agramante si aspetta un attacco
ed un assedio, si dedica con cura
a tirare insieme soldati valorosi e scorte di viveri,
a scavare fossati ed a riparare le mura.
Tutto ciò che spera possa essergli utile per la difesa
cerca di procurare senza alcuna esitazione:
pensa anche di mandare messaggeri a chiedere aiuto in Inghilterra, ed ottenere soldati armati per allestire un nuovo esercito:

26
vuole infatti scendere di nuovo in campo
e ritentare la sorte in guerra.
Manda subito in tutta fretta Rinaldo in Bretagna,
chiamata successivamente Inghilterra.
Il paladino si lamenta vivacemente per la partenza:
non per un odio nei confronti di quella terra;
ma perché re Carlo lo manda immediatamente,
senza lasciarlo alloggiare a Parigi neanche per un solo giorno.

27
Rinaldo non fece mai meno
volentieri altra cosa; poiché fu distolto
dall’andare in giro a cercare il bel viso di angelica,
che gli aveva strappato il cuore dal petto:
ma ciò nonostante, ubbidendo a re Carlo,
subito si mise in marcia nella direzione richiesta,
ed in poche ore raggiunse il porto di Calais;
ed appena arrivato, lo stesso giorno di imbarcò.

28
Contro la volontà di qualunque comandate,
tanto era grande il desiderio che aveva di tornare in Francia,
prese il largo con il mare turbolento ed agitato
che sembrava minacciare tempesta.
Il Vento non tollerò di vedersi disprezzato da quel
cavaliere altezzoso; con una violenta tempesta
sollevò grosse onde intorno alla nave, con una tale rabbia
le abbatte poi sulla nave tanto da bagnare la cima dell’albero maestro.

29
I marinai esperti calano subito
le vele più grandi e pensano già di invertire al rotta,
per ritornare allo stesso porto
dal quale, in un momento così poco opportuno, era salpati.
Dice il Vento “Non è opportuno che venga tollerata
tutta quella libertà che vi siete presi”;
e soffia, urla e minaccia di fare naufragare la nave
se tentano di andare d’altra parte rispetto a dove lui li vuole spingere.

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