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Parafrasi COMPLETA canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

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non potevano niente nemmeno vestiti imbottiti di cotone, o turbanti
posti a circondare il capo con mille avvolgimenti.
Non solo gemiti e lamenti volano per l’aria,
ma anche braccia, spalle e teste separate dal corpo.
La Morte crudele procede senza meta attraverso tutto il campo,
facendo proprie molte e diverse persone, tutti con volti atroci;
tra sé dice: “Nelle mani di Orlando, vale
la spada Durindana come cento delle mie falci.”

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Orlando infligge colpi uno dopo l’altro, senza sosta.
Immediatamente incominciarono tutti a scappare;
e mentre prima erano giunti con il desiderio di fare presto
(poiché era solo e credevano di poterlo mangiare in un solo boccone),
non c’è ora chi, per sottrarsi dalla situazione critica,
aspetti il proprio amico, e cerchi di andarsene insieme a lui:
chi fugge a piedi da una parte, chi sprona il cavallo per una altra via;
nessuno si cura troppo di scegliere la propria strada.

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Il Valore se ne andava in giro con lo specchio
che va vedere ogni imperfezione dell’anima, con la coscienza:
nessuno ci si specchiò, ad eccezione di un vecchio,
al quale l’età avanzata aveva asciugato il sangue e non il coraggio.
Costui vide nello specchio quanto il morire fosse assai meglio
del mettersi in fuga, disonorando sé stessi:
sto parlando del re di Norizia (re Manilardo); perciò
posizionò la propria lancia per attaccare il paladino di Francia.

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E la ruppe contro il bordo superiore dello scudo
del fiero conte, che incassò il colpo senza muoversi minimamente.
Orlando, che aveva pronta la propria spada,
colpì re Manilardo mentre gli passava di fianco.
La fortuna lo aiutò; perché  la spada
di Orlando, nell’abbattersi su Manilardo, si voltò, colpendo di piatto:
sferrare colpi di taglio non è sempre possibile;
ma lo fece comunque stramazzare al suolo.

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Stordito per il colpo ricevuto, il re venne disarcionato e stramazzò:
Orlando non si volta indietro per guardalo nuovamente;
ma gli altri taglia, spezza, straccia ed uccide;
a tutti, terrorizzati, sembra di averlo alle proprie spalle.
Così come nell’aria, dove hanno un così grande spazio disponibile,
fuggono gli storni dall’audace smeriglio (falco),
allo stesso modo i cavalieri di quello squadrone ormai sconfitto,
alcuni cadono a terra, altri fuggono, altri ancora si nascondono.

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La sanguinosa spada non cessò di abbattersi,
fino a quando il campo di battaglia non fu privo di persone ancora in vita.
Orlando hai un dubbio sul riprendere la strada intrapresa,
benché tutta la Francia sia a lui nota.
Sia che vada a destra, sia che proceda a sinistra,
la sua mente è sempre lontana dal sentiero intrapreso:
ha sempre timore di cercare Angelica ovunque, tranne dove lei possa
essere, e di intraprendere sempre una via che lo allontani da lei.

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Mantenne il proprio cammino (chiedendo spesso notizie di lei)
ora per campi ed ora attraverso foreste:
e così come era uscito fuori di sé,
uscì poi anche di strada; giunse quindi ai piedi di un monte,
dove, di notte, da una apertura nella roccia,
vide in lontananza volare in cielo una luce intensa.
Orlando si accosta al sasso per vedere
se in quella fessura si fosse nascosta Angelica.

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Come in un bosco di basso ginepro,
o tra la stoppia in aperta campagna,
quando si è alla ricerca della paurosa lepre,
passando per solchi che ostacolano il cammino e per vie poco sicure,
si va ad ogni cespuglio, ad ogni arbusto spinoso,
per verificare se per caso si sia nascosta proprio lì;
allo stesso modo Orlando andava cercando, con gran dolore,
la donna amata in ogni luogo dove la speranza di trovarla lo spingeva.

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Il conte Orlando, procedendo di tutta fretta verso quel raggio di luce,
giunse nel punto dal quale lo stesso si diffondeva per tutta la foresta,
attraverso una stretta fessura ricavata nel monte,
che nasconde dentro di sé una grotta molto ampia e capiente;
e davanti all’ingresso principale trova
spine e giovani piante, come mura e fossati di protezione,
per nascondere coloro che si trovavano nella grotta,
da chi avesse cercato di fare loro danno o offesa.

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Di giorno, in pieno sole, non sarebbe stato possibile trovarla,
ma il raggio di luce la rendeva invece di notte ben visibile.
Orlando si fa subito una idea di quello che avrebbe potuto essere;
vuole quindi meglio accertarsi della presenza di Angelica all’interno.
Dopo avere legato Brigliadoro,
in silenzio si avvicina alla grotta nascosta:
e, muovendosi tra i folti rami, entra quindi
nell’apertura, senza farsi annunciare da nessuno.

2 Responses to Parafrasi COMPLETA canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

  1. Carlo novembre 18, 2014 at 4:47 pm #

    Incomprensibili alcune parti,

    • OrlandoFurioso novembre 24, 2014 at 4:59 pm #

      Rivisto tutto il canto! 😉

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