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Parafrasi canto 39 (XXXIX) del poema Orlando Furioso

50
Si scuote Orlando, e dieci passi lontano da sé
lancia e fa cadere riverso sulla schiena l’inglese:
ciò non fa però lasciare la presa a Brandimarte,
che con più forza l’aveva afferrato di traverso.
Ad Oliviero che si era fatto troppo avanti,
tirò un pugno tanto forte e violento,
che lo fece cadere pallido ed esangue,
con il sangue che gli usciva dal naso e dagli occhi.

51
E non fosse stato per l’elmo, più che di buona fattura,
che indossa Oliviero, quel pugno l’avrebbe anche ucciso:
cadde però come morto, come se avesse fatto dono
della sua anima al Paradiso.
Dudone ed Astolfo che si sono rialzati,
sebbene Dudone abbia il viso tutto gonfio,
e Sansonetto che ha inferto il bel colpo di spada,
sono improvvisamente ancora tutti addosso ad Orlando.

52
Dudone lo abbraccia da dietro con grande forza,
tentando più volte di fargli lo sgambetto:
Astolfo e gli altri gli hanno preso le braccia,
ma tutti insieme non riescono ancora a tenerlo fermo.
Chi ha visto un toro a cui viene data la caccia,
e che sia stato azzannato alle orecchie dai cani,
correre muggendo, e portare con sé ovunque corre
i cani, e non potersi liberare da loro;

53
immagini ora come Orlando si trovasse in una identica
situazione, portandosi dietro attacchati tutti quei guerrieri.
In quel momento Oliviero si rialza da terra,
da dove era stato steso da quel gran pugno ricevuto;
e visto che il quel modo si poteva soltanto
fare male ciò che Astolfo aveva intenzione di fare con lui,
pensò ad un modo per agire, e lo mise anche in pratica,
di fare cadere Orlando, e riuscì nel suo intento.

54
Si fece portare sul posto più di una fune,
e subito le preparò con nodi scorsoi;
ed alcune le fece porre intorno alle gambe ed alle braccia
del conte, il resto invece di traverso al suo corpo.
Ripartì poi i capi di tutte le funi fra tutti i presenti, ed li diede da tenere a questo ed a quel soldato.
Allo stesso modo in cui il maniscalco atterra
un cavallo o un bue, Orlando fu fatto cadere, fu messo a terra.

55
Non appena il conte è a terra, gli saltano tutti addosso,
e gli legano più forte sia le mani che i piedi.
Orlando si agita molto da una parte e dall’altra,
ma i suoi sforzi sono tutti inutili.
Astolfo comanda quindi che venga spostato da lì,
perchè dice che vuole fare in modo che riabbia il senno.
Dudone che è grande e grosso, se lo mette sulla schiena,
e lo porta al mare fino all’estremità della spiaggia.

56
Astolfo lo fa lavare sette volte,
e sette volte lo immeerge nell’acqua;
così che dal viso e dal suo corpo folle
venga tolta tutta la sporcizia incrostata:
poi con certe erbe, raccolte a questo scopo,
gli fa tenere chiusa la bocca, che soffia e sbuffa;
non volendo che avesse nessuna altra apertura
da cui rilasciare il proprio fiato, se non il naso.

57
Astolfo si era preparato il vaso
nel quale si trovava rinchiuso il senno di Orlando;
e glielo avvicinò al naso in modo tale
che quando il conte fece per tirare dentro il fiato,
lo vuotò completamente: fatto meraviglioso!
che la mente di Orlando ritornò alle sue vecchie abitudini;
e nei suoi bei discorsi ricomparì l’intelletto,
più che mai lucido e chiaro.

58
Come chi si riprende da un sonno pesante e tormentoso,
nel quale o ha visto forme abominevoli
di mostri che non esistono, e che non possono neanche esistere,
o gli è sembrato di compiere un gesto strano o fuori dall’ordinario,
ancora si meraviglia, dopo che è tornato padrone
dei suoi sensi e non dorme più; allo stesso modo,
Orlando, dopo che fu tolto dalla sua condizione di errore,
restò meravigliato e stupefatto.

59
E Brandimarte, ed Oliviero, fratello di Aldabella,
ed Astolfo, colui che nella testa gli aveva fatto tornare la ragione,
guarda, ripensando, senza dire nulla,
come e quando aveva potuto raggiungere quel posto.
Girava gli occhi da questa e da quella parte,
e non sapeva neanche immaginare dove si trovava.
Si meraviglia di vedersi nudo,
e con tante funi addosso, dalle spalle ai piedi.

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