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Introduzione al romanzo I Promessi Sposi

Una società borghese e cristiana. Un’idea negativa della storia è quindi alla base dei Promessi sposi, come delle altre opere manzoniane, tuttavia l’autore non rinuncia a figurarsi una società ideale, con una giustizia equa e un’organizzazione economica e sociale tale da non generare conflitti tra le classi. La sua idea di società si fonda sul paternalismo dell’aristocrazia, che svolge ancora un ruolo fondamentale e di guida (si pensi alla svolta narrativa del romanzo, grazie alla conversione dell’Innominato, che da quel momento diventa un modello di signore positivo), mentre i ceti popolari si affidano alla volontà di Dio per poter aspirare a una vita dignitosa (le tribolazioni di Renzo, prima di porre la propria vita nelle mani di Dio, e la cristiana rassegnazione di Lucia ne sono la testimonianza). Una struttura razionale delle leggi e la fiducia nel mercato (non si dimentichi che Renzo, a conclusione della storia, avvia una piccola attività) lasciano intravedere un modello di società ispirata alla borghesia liberale e laica, dove la religione cristiana svolge quanto meno un ruolo di indirizzo morale.

Il ruolo della religione. Il cristianesimo manzoniano da un lato porta l’autore a una visione pessimistica della storia (solo nell’aldilà ci può essere riscatto, mentre l’uomo da solo non è in grado di agire per sconfiggere il male nella società), dall’altro alimenta un atteggiamento non rinunciatario (si vedano i modelli di Fra Cristoforo e del Cardinal Borromeo), ispirato al bene e per questo in grado di porre un argine alla deriva negativa. I promessi sposi Renzo e Lucia, e con loro tutta l’umanità, devono attraversare il male della storia per comprendere la prospettiva dell’eterno e maturare una consapevolezza che li conduca verso una vita migliore: in questo “attraversamento” è possibile cogliere il concetto manzoniano di provvidenza, che non risponde ingenuamente all’intervento di Dio a favore dei buoni, ma a un percorso tortuoso e formativo.

I personaggi: struttura e movimento. Non è un caso che i protagonisti del romanzo, Renzo e Lucia, sembrano in balia di un incessante movimento all’interno della narrazione: una serie di avvenimenti, come un effetto domino, generano una forza centrifuga con conseguente allontanamento dei protagonisti, che si ritroveranno solo alla fine del romanzo. Questo movimento parte da una ripartizione bipartita e simmetrica dei personaggi principali, che tuttavia intessono infinite relazioni tra loro. I personaggi principali sono 8: Renzo, Lucia, don Abbondio, padre Cristoforo, don Rodrigo, il cardinal Borromeo, l’Innominato, Gertrude. 4 sono laici e 4 sono ecclesiastici; tutte le classi sociali sono rappresentate: 4 appartenenti all’aristocrazia, 2 al ceto medio e 2 popolani, con questi ultimi che vestono i panni dei protagonisti; 4 personaggi sono positivi e 4 negativi. Con la tormentata conversione dell’Innominato, si genera una dissimmetria nella struttura dei personaggi, a vantaggio dei “buoni”, che dà il la alla svolta narrativa, rimettendo in moto l’intera struttura del romanzo. Ancora una volta è un atteggiamento “cristiano” a smuovere la storia. Al contempo il continuo peregrinare di Renzo e Lucia porta i protagonisti alla maturazione, offrendo un quadro narrativo che molto ha in comune con la grande tradizione europea dei romanzi di formazione.

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